Aemilia, il gup rinvia a giudizio oltre 140 imputati

La prossima udienza il 23 marzo a Reggio Emilia dove si sta allestendo un'aula attrezzata dopo la trattativa con ministero e Regione

REGGIO EMILIA – In totale erano 239 gli imputati iniziali al processo di ‘ndrangheta, quasi 200 i capi di imputazione contestati nel complesso. Il rinvio a giudizio deciso oggi (al momento si oscilla tra i 145 e i 147 singoli imputati coinvolti), atteso, verra’ discusso dunque a partire dal 23 marzo a Reggio Emilia, una volta terminati i riti speciali a Bologna entro fine febbraio.

Le due posizioni prosciolte oggi sono quelle di un imprenditore livornese, che era stato indagato come prestanome dei clan, e di una ragazza russa di 26 anni che era considerata vicina ad alcuni imputati. Tra gli imputati che andranno a dibattimento ci sono Michele Bolognino, l’unico presunto boss che non ha scelto il rito abbreviato (che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena), Palmo Vertinelli, gli imprenditori Bianchini di Modena, l’ex calciatore campione del mondo Vincenzo Iaquinta e il padre Giuseppe: il primo per detenzione di armi aggravata, il secondo per associazione mafiosa.

Molti degli imputati rinviati a giudizio erano presenti oggi in aula. Tra quelli che hanno optato per il rito abbreviato ci sono dunque i principali presunti boss della cupola ‘ndranghetista emiliana, a partire da Nicolino Grande Aracri. Bolognino non c’e’ e il suo avvocato, Carmen Pisanello, spiega a margine dei lavori di oggi sul conto del proprio assistito: “E’ il piu’ coraggioso, e’ anche quello che piu’ si sente di non essere parte di questa associazione, per questo andiamo a dibattimento. D’altronde- aggiunge Pisanello – tutti quelli che hanno scelto l’abbreviato sono tutti quelli di Cutro, tutti effettivamente sono collegati. Noi siamo gli unici non collegati”.

La Dda di Bologna (pm Marco Mescolini, Beatrice Ronchi ed Enrico Cieri) con Aemilia ha scoperchiato la cupola di ‘Ndrangheta che, secondo quanto emerso dalle indagini, ha operato nell’ultimo decennio nell”area emiliana e di Reggio Emilia in particolare. Sono finiti nei guai politici dei territori di Reggio Emilia e Parma, imprenditori, poliziotti, carabinieri e giornalisti; una trentina le parti civili, tra le quali enti locali, associazioni e Ordine dei giornalisti-Aser, che hanno seguito le posizioni dei propri iscritti che avevano subito pressioni dai clan nell”esercizio del proprio lavoro di cronisti.

La Cgil di Reggio Emilia applaude alla decisione del Gup del processo Aemilia di fissare come sede del dibattimento la citta’ del Tricolore. Ma sottolinea anche il breve lasso di tempo che separa dalla prima udienza del 23 marzo 2016, esortando quindi le istituzioni preposte a “fare in modo che il processo possa svolgersi in un luogo adatto ad ospitare nel modo piu’ consono e funzionale tutti quanti sono interessati, per dovere professionale o per sensibilita’ civica, ad assistere alla celebrazione del processo”.

Il sindacato e’ comunque soddisfatto della decisione presa sul nodo della sede, per settimane oggetto di polemiche, e rimarca: “Si e’ cosi’ sventato il rischio che questo processo, di importanza storica per la comunita’ reggiana, si svolgesse lontano dalla sua sede naturale”. E questo “permettera’ alle associazioni che si sono sempre battute contro la criminalita’ organizzata, quale e’ la Cgil di Reggio, di seguire puntualmente il dibattimento e di farne partecipi tutti i cittadini” (fonte Dire).