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Terrorismo, assistenza militare della Ue alla Francia

Arrestati a Bruxelles due artificieri delle stragi. Ancora in fuga l'ottavo uomo, Salah Abdeslam. Salta la partita di calcio amichevole Belgio-Spagna. Valls: "Non rispetteremo gli obiettivi di bilancio europei"

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PARIGI – La Francia ha chiesto un maggior coinvolgimento militare degli altri paesi Ue nella lotta all’Isis e la Ue ha risposto di sì per bocca del ministro Mogherini che ha annunciato il sostegno unanime del Consiglio Difesa all’attivazione della clausola di difesa collettiva prevista dall’art. 42.7 del Trattato di Lisbona.

La clausola era stata invocata dal presidente francese Hollande che aveva detto: “Siamo in guerra, chiediamo aiuto all’Ue”. Hollande, fra l’altro, ha avuto oggi un colloquio con il segretario di Stato Usa, John Kerry, per discutere una “strategia comune nella lotta contro l’Is”. Inoltre il primo ministro francese Valls ha fatto sapere che Parigi non rispetterà gli impegni di bilancio europei, giustificando la richiesta “con la necessità di rafforzare la sicurezza a causa degli attentati del 13 novembre”.

Intanto continua la caccia ai terroristi. Sono due – e non uno solo come si pensava all’inizio –  i presunti artificieri degli attacchi arrestati a Bruxelles ieri, secondo un’esclusiva del giornale belga la Derniere Heure. Oltre a Mohamed Amri, 27 anni, le cinture esplosive dei kamikaze sarebbero state confezionate anche da Hamza Attou, 21, incensurato. In entrambe le abitazioni è stato trovato nitrato di ammonio.

Putroppo durante il blitz delle forze dell’ordine nel quartiere Molenbeek, noto per aver ospitato vari jihadisti europei, Salah Abdeslam – l’ottavo kamikaze del commando di Parigi – non è stato catturato. Mentre è riuscito a scppare in Siria la mente degli attentati: Abdelhamid Abaaoud – origini marocchine e cittadinanza belga – l’uomo che avrebbe indottrinato i fratelli Abdeslam.

La paura purtroppo contagia tutta l’Europa, tanto che la partita di calcio amichevole Belgio-Spagna, in programma questa sera, è stata annullata dopo l’innalzamento del livello di rischio terrorismo da due a tre.

Cattive notizie anche per i profughi siriani. I fatti europei hanno un impatto politico anche gli Stati Uniti: è salito a 24, quasi tutti governati da Repubblicani, il numero degli Stati dell’Unione che hanno fatto sapere di non voler più accogliere i primi 10.000 profughi siriani cui Barack Obama il 10 settembre scorso aveva aperto le porte. A dire no Arizona, Alabama,Arkansas, North Carolina, South Carolina, Florida, Georgia, Idaho, Illinois, Indiana, Kansas, Kentucky Louisiana, Maine, Michigan, Mississippi, Massachusetts, New Jersey, Ohio, Oklahoma, Tennessee, Texas e Wisconsin. A questi si aggiunge il democratico New Hampshire.

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