Sanità, “turni massacranti”: sindacati in rivolta

Le organizzazioni denunciano: in servizio fino a tre notti consecutive, con turni da catena di montaggio e tempo per la famiglia inesistente. "A rischio la sicurezza". Lunedì l'incontro con il prefetto

REGGIO EMILIA – In servizio fino a tre notti consecutive, con turni da catena di montaggio e tempo per la famiglia inesistente. E’ questa la condizione in cui, per effetto di una normativa europea a cui si sono adeguate l’ospedale Santa Maria e l’Ausl, verranno a trovarsi i circa 7.000 dipendenti della sanita’ pubblica reggiana, a partire dal prossimo 25 novembre.

E se l’impostazione della legge, che prevede l’obbligo di avere tra un turno e l’altro una pausa di almeno 11 ore, e’ giudicata “favorevole ai lavoratori”, la sua applicazione pratica viene duramente contestata. I sindacati di categoria della sanita’ di Cgil, Cisl e Uil, insieme a Fials e Rsu sottolineano infatti che il piano della turnistica predisposto dalle due Aziende sanitarie reggiane, se da un lato rispetta in modo matematico la normativa, dall’altro “rischia di far collassare gli equilibri lavorativi di tutti i dipendenti e di conseguenza anche la qualita’ dell’assistenza sanitaria”.

Sul nodo si e’ tentata una trattativa fino alla settimana scorsa, poi interrotta dalle Aziende. Per questo lunedi’ prossimo le sigle del comparto sanitario (Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials) incontreranno il prefetto Raffaele Ruberto per avviare le procedure di raffreddamento della vertenza. Ma, mentre sono in corso assemblee dei lavoratori, sono gia’ pronte a proclamare il blocco degli straordinari e uno sciopero, quest’ultimo sostenuto da una petizione di 1.500 firme raccolte in cinque giorni. Inoltre, in modo innovativo per una vertenza sindacale, la protesta corre anche sui social. Con lo slogan “#Iononcisto #IostoconilPaziente” si invitano infatti tutti i lavoratori della sanita’ ad aderire alla campagna, attraverso un “selfie” con un cartello che riproduce l’hashtag.

Entrando nel merito della vicenda il segretario della Funzione pubblica della Cgil Maurizio Frigeri, bolla la decisione delle aziende definendola “un’organizzazione fordista del lavoro in sanita’”. Il suo omologo della Cisl, Davide Battini parla invece di “un turno che veniva applicato negli anni ’70. Un salto indietro di 40 anni”. Ma la questione prima che sindacale e’ anche di sicurezza: “Non avere nemmeno un giorno di stacco tra due turni notturni che possono arrivare fino a 12 ore e 50 minuti – rincarano la dose Mauro Chiarini e Franco Danese della Uil Fpl, Gennaro Ferrara della Fp Cisl e Pasquale Liquori, Fials – rischia di far aumentare in modo esponenziale la possibilita’ di errore del professionista. Il pericolo concreto, oltre a quello di esporre il professionista a rischi di natura penale, e’ non poter piu’ garantire l’appropriatezza e la qualita’ delle prestazioni per i pazienti”.

Non meno importante il nodo della gestione delle famiglie considerando che il personale sanitario e’ costituito per circa l’85% da donne. Pertanto, “piuttosto che proporre turni assurdi le due Aziende dovrebbero adeguare l’organico integrativo alle necessita’ assistenziali assumendo il personale necessario”, affermano i sindacati. A questo proposito viene stimato un fabbisogno di almeno 300 tra infermieri, tecnici e operatori sanitari, deputati a sostituire il lavoratore che, per un qualsiasi motivo, si assenta.

Oppure, “ed e’ paradossale che l’Azienda non consideri questa alternativa che non prevede un ulteriore aumento di personale e quindi di spesa pubblica, basterebbe continuare ad adottare il turno attuale semplicemente invertendo l’ordine della turnistica tra chi fa il mattino e chi il pomeriggio”. Le “due direzioni la conoscono. L’hanno discussa con i sindacati ammettendo pure che e’ fattibile. Eppure non vogliono adottarla. Questo soltanto perche’ gli lascia una minore liberta’ di gestione discrezionale del personale. Siamo stupiti della miopia delle direzioni dell”Ausl e del Santa Maria”.

Sullo sfondo del duro scontro che si annuncia, resta infine l’inaugurazione del nuovo Centro oncoematologico (Core), previsto a gennaio del 2016 e costato circa 28 milioni e mezzo. Che per Pasquale Liquori della Fials e’ un altro tassello del puzzle: “Le aziende si concentrano sul Core e trascurano del tutto l’organizzazione dei re parti”, afferma (Fonte Dire).