Risse, pestaggi e aggressioni, il carcere è un inferno

Il segretario provinciale del Sappe, Michele Malorni: "Bisogna aumentare i livelli di insicurezza e rafforzare l'organico"

REGGIO EMILIA – Giornata decisamente movimentata quella di ieri nel carcere di Reggio Emilia di via Settembrini. Prima, verso le 15, in un reparto detentivo a regime aperto è scoppiata una violenta rissa tra diversi detenuti: quelli identificati con una partecipazione attiva sono 5, di cui 3 magrebini e 2 italiani, tutti in carcere per droga. Il movente non è ancora ben definito, ma sicuramente è riconducibile ad una resa dei conti per vicende avvenute dentro e fuori il carcere.

Dopo l’allarme lanciato dall’unico agente di polizia penitenziaria, addetto alla vigilanza ed osservazione del reparto detentivo, il personale presente nell’istituto, è arrivato sul posto e ha disarmato i soggetti che partecipavano alla rissa: avevano lamette e bastoni ricavati dai piedi dei tavolini dell’amministrazione penitenziaria.

Poi, verso le 22, un tunisino ha iniziato ad ingerire corpi estranei tra cui lamette e batterie, creando disordine all’interno della struttura anche a causa di un probabile abuso di alcool tipo grappa, ricavata dalla macerazione della frutta. Poi all’una di notte un altro tunisino ha creato disordini mettendo in atto gesti autolesionisti per futili motivi.

Infine, oggi pomeriggio alle 14,30, si è verificata una feroce aggressione ai danni di un poliziotto penitenziario da parte di un minorato psichico ristretto all’opg già noto per simili episodi, che ha agito per futili motivi, provocando lesioni al poliziotto che è stato portato all’ospedale.

Scrive Michele Malorni, segretario provinciale del Sappe: “Bisogna evidenziare che pochi giorni fa, sempre al campo sportivo del carcere di Reggio Emilia, un altro tunisino è stato sottratto alle grinfie di circa quindici detenuti e anche lì, se il poliziotto penitenziario non fosse intervenuto in tempi celeri, il detenuto pestato sarebbe stato ammazzato. I detenuti coinvolti sono stati isolati tra loro  in luoghi sicuri della struttura penitenziaria per poi garantirgli le cure del caso nell’area sanitaria”.

Malorni “coglie l’occasione per rilanciare un ulteriore grido d’allarme perché vengano innalzati i livelli di sicurezza all’interno della struttura penitenziaria di Reggio Emilia, con il ripristino della sala regia e quindi dell’impianto di videosorveglianza, videoregistrazione, antiscavalcamento, antintrusione e non per ultimo l’integrazione dell’organico del reparto di polizia penitenziaria che ha una carenza di 4 commissari, 11 ispettori uomini, 1 ispettore donna, 11 sovrintendenti uomini, 2 sovrintendenti donne e almeno 20 agenti”.

Conclude Malorni: “Si ritiene non più rinviabile l’immediata assegnazione definitiva di due 2 funzionari del corpo con funzioni di comandante del reparto ed un suo supplente per garantire continuità in una necessaria attività d’intelligence per la gestione della  attività di comando di  una struttura penitenziaria complessa come quella di Reggio Emilia”.