Nasce a Reggio consiglio imam per riconoscimento religione islamica

I religiosi si sono riuniti nel fine settimana in una moschea reggiana: lo scopo è ottenere un'intesa con il governo. L'assessore Foracchia: "Non entro nel merito, ma il Comune ha buoni rapporti con loro, soprattutto per il welfare"

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REGGIO EMILIA – È nato a Reggio Emilia un nuovo consiglio che riunisce un gruppo di imam attivi nelle moschee in Italia. Il gruppo si è riunito nel corso dello scorso fine settimana in una moschea a Reggio Emilia per dare vita al Consiglio islamico supremo dei musulmani in Italia (Cismi). La nuova organizzazione, che avrà sede in via Bicetti de Buttinoni a Milano, si propone di “esercitare pressioni sul governo italiano per ottenere il riconoscimento della religione islamica come seconda comunità religiosa presente sul territorio italiano”. Ideatore dell’iniziativa è l’imam predicatore Abu Omar al Sudani noto per aver condotto la prima trasmissione religiosa islamica in un’emittente televisiva privata in Italia.

Manca infatti in Italia, a differenza di quanto avviene per altre confessioni religiose cristiane (avventisti, valdesi, gli ortodossi, i luterani), l’ebraismo, il buddismo e l’induismo, un’intesa con la religione islamica.

L’assessore alla città interculturale, Serena Foracchia, intervistata oggi da Reggio Sera, ha detto: “Noi non entriamo nell’ambito delle richieste da un punto di vista religioso fra la comunità islamica e il governo, però la cosa non mi stupisce perché Reggio ha un ruolo importante nella dimensione politica della comunità musulmana. Attualmente questa religione non è riconosciuta dallo Stato come invece accade per molte comunità cristiane. Loro chiedono questo”.

Il Comune è ovviamente più interessato a rapportarsi con la comunità islamica per quel che riguarda il sistema di welfare. Continua la Foracchia: “Stiamo lavorando con loro da un anno con profitto da questo punto di vista, perché queste comunità svolgono un ruolo importante nei confronti delle persone che si rivolgono a loro nel settore assistenza e welfare”.

C’è anche un progetto della Associazione comunità islamica reggiana che è stato finanziato con 4mila euro da “I Reggiani per esempio” che prevede “incontri pubblici aventi l’obiettivo di confrontarsi su principi della religione musulmana, valori fondanti e stili di vita con la partecipazione di testimoni ed esperti”. Questi incontri saranno rivolti sia alla città che alle scuole reggiane strutturati in diversi modi. In occasione della fine del Ramadan, per esempio, erano previsti momenti di incontro in moschea con moschee aperte e interventi in rubriche televisive di televisione locale per confronti e conoscenza della religione islamica. Questo per superare le possibili diffidenze dei reggiani nei confronti della comunità islamica.

Resta, infine, sullo sfondo il problema delle moschee a Reggio e della Aps, le Associazioni di promozione sociale che poi, magari, hanno come funzione esclusiva o prevalente quella di gestire luoghi di culto per comunità religiose in immobili privi dei requisiti urbanistici, strutturali e di sicurezza, necessari per tale destinazione d’uso. Conclude la Foracchia: “Stiamo lavorando per risolvere questo problema molto complesso. Però vorrei sottolineare che è una questione molto vasta che non riguarda solo le associazioni islamiche, ma anche molte associazioni cristiane”.

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