Mora: “Crisi cooperative, colpe anche del sindacato”

Il segretario della Cgil: "Degrado dei valori originari della cooperazione, ma noi siamo stati poco incisivi"

REGGIO EMILIA – Una lunga parabola discendente che, fino ad oggi, ha mandato in fumo centinaia di milioni e messo in difficoltà migliaia di famiglie. E’ quella del modello cooperativo, messa oggi a nudo da un seminario promosso dalla Cgil di Reggio Emilia, all’indomani del crollo dei grandi gruppi edili come Coopsette.

E dal segretario provinciale della Camera del lavoro, Guido Mora, arriva anche una “autocritica” al sindacato per essere stato poco incisivo nello stoppare sul nascere le tendenze deleterie che hanno condotto al “dramma unico” di oggi. Proprio sul rapporto tra sindacato e cooperazione, anche con l’invito ad essere piu’ presenti, si concentra infatti l’intervento del segretario relativo ad un settore “che ha lasciato un segno profondo sul territorio, che ha lavorato in modo integrato alla politica, e coinvolto larghissima parte dei cittadini”.

Mora distingue poi tra le cooperative di produzione lavoro e quelle di servizi, due ambiti “molto diversi”, ma accomunate “dal declino, se non degrado, di quelli che per tanto tempo sono stati i valori originari della cooperazione e dei quali vanno oggi trovate le ragioni che li hanno corrosi”. Nel primo campo dunque, prosegue il segretario, “il dato che ci viene consegnato e’ quello del tramonto del modello edile cooperativo. Se non molti anni fa le coop reggiane avevano circa un miliardo di patrimonio oggi arrivano a 100 milioni a dir tanto”. Per non parlare, prosegue Mora, “del miliardo di debiti lasciati dalle coop in liquidazione coatta e dei posti di lavoro persi o a rischio”.

Tra le cause il segretario della Cgil indica poi elementi evidenti gia’ negli anni ’80: “Una tendenza all’aziendalizzazione e la divisione tra la capacita’ decisionale dei gruppi dirigenti e la passivita’ dei soci”. Cioe’, spiega, “ci siamo trovati di fronte a manager rimasti in carica ai vertici della cooperazione anche per 25, 30 anni, rispetto ai quali i soci avevano un atteggiamento di umilta’ tale da lasciarli fare”. Tutti aspetti che la crisi ha accentuato.

Lavando “i panni sporchi in pubblico”, Mora riconosce pero’: “Il ruolo del sindacato in quel contesto e’ stato residuale. Quando ci si e’ accorti di quello che stava succedendo si e’ rinunciato a discutere fino in fondo e a sperimentare nuove forme di partecipazione”. Per quanto riguarda le cooperative di servizi, invece, il leader della Cgil non ha dubbi: “Qui la forma cooperativa e’ stata utilizzata per abbassare i diritti e le condizioni di lavoro al di sotto della soglia minima, che e’ quella fissata dal contratto nazionale di lavoro”.

Infatti, “al di la’ di qualche grande cooperativa siamo in presenza di un far west con aziende non iscritte alle centrali. Un puzzle di situazioni fuori controllo che vengono scaricate sui lavoratori come dimostra il caso della coop di facchinaggio Gfe di Reggio”. E una situazione simile si trova nelle cooperative sociali, dove “insieme alla politica si afferma che bisogna ridurre il costo dei servizi per poterli allargare, peggiorando le condizioni dei lavoratori”. E’ necessario dunque, conclude Mora, “interrogarsi su quali siano le cause della degenerazione del modello cooperativo, e come declinarlo nel mondo di oggi. O vedere se c’e’ una terza via” (fonte Dire).