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ll reportage – I profughi del campo Unhcr di Presevo

Continua il viaggio del volontario di Speranza Hope for children sulla rotta dei rifugiati che fuggono dalle guerre

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REGGIO EMILIA – Reggio Sera continua il viaggio con l’associazione onlus trentina Speranza-Hope for children nata un anno fa con lo scopo d’intervenire nella grave emergenza umanitaria del popolo siriano. Un volontario dell’associazione, Vittorio Fera, sta compiendo un viaggio da Sid, al confine serbo/croato fino all’estremità della Grecia all’isola di Lesvos (Lesbo) su cui arrivano i rifugiati che scappano dalle guerre attraverso il mare della Turchia.

Con lui c’è Hope, un piccolo pupazzo di stoffa, realizzato dalle mamme siriane nelle campagne di Aleppo (come lui ce ne sono tanti e l’associazione, insieme ad altri prodotti locali, li mette in vendita per permettere il sostentamento delle famiglie in Siria, ndr) che accompagnerà Vittorio in questo viaggio a ritroso verso la sua casa, la Siria, oggi dilaniata dalla guerra civile.

 

Quinta tappa

Reportage di Vittorio Fera

 

Oggi sono stato nei dintorni del campo One Stop Center di Presevo. Il campo è stato costruito in prossimità della stazione e non è un campo di permanenza ma solo di transito. Qui i rifugiati vengono registrati ed autorizzati al viaggio in bus o treno verso il confine croato. Fino a settimana scorsa la situazione a Presevo era letteralmente fuori controllo dato che i rifugiati si riversavano in strada attendendo il turno d’ingresso nel centro di registrazione con i volontari che cercavano di soddisfare le prime necessità dando pasti e bevande calde e indumenti.

Da lunedì invece la situazione è cambiata in quanto il governo serbo sta costruendo all’interno del centro alcune strutture di supporto e ha posizionato delle transenne per dirigere il deflusso di persone. Nel progetto del governo c’è la dotazione di una tettoia per proteggere i rifugiati dalle intemperie e dal freddo pungente e l’allargamento dell’area per la registrazione, in modo da velocizzare le code. I lavori sono ancora in corso quindi è evidente che al momento attuale persistono ancora code lunghissime per la registrazione in situazioni climatiche non ottimali, soprattutto per donne e bambini, ma in generale per tutti, stremati dal lungo viaggio.

I volontari di Remar supportano i rifugiati in fila fornendo bevande calde cibo e indumenti, sono presenti inoltre rifugi “adibiti” ma non ancora utilizzati per ospitare le persone del campo. La gestione del campo è condivisa tra il commissariato serbo e UNHCR, finora non sufficiente e non adeguatamente flessibile per far fronte all’emergenza, basti pensare che nelle scorse settimane hanno potuto far fronte solo alla preparazione di 500 pasti caldi contro le migliaia di persone presenti.

Da lunedì 23 sono state autorizzate anche altre associazioni all’interno, come United Volunteers of Presevo che ha contribuito a supportare i rifugiati con la forza di volontà e lo spirito di solidarietà di volontari internazionali e locali (la scelta del governo serbo è di autorizzare da lunedì solo i volontari locali e non gli internazionali). Così come Atra che sta fornendo sostegno psicologico e Medici senza frontiere che sopperisce alla presenza di un solo dottore all’interno del campo.

(5 – continua)

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