Landi Renzo, novanta esuberi: scontro Cgil-Cisl

La Fim: "State applicando il jobs act". La Fiom: "E' falso, si tratta di una mobilità volontaria. Accuse da parte di persone che sono tre anni che non si vedono in azienda"

REGGIO EMILIA – Novanta esuberi alla Landi Renzo che ha chiesto alla Fiom di poter accedere alle procedure di mobilità volontaria che prevedono un incentivo all’esodo per chi vuole lasciare l’azienda. Richiesta, peraltro, accordata dopo una discussione con i lavoratori e che sarà ratificata domani in un’assemblea. La crisi dell’azienda di Corte Tegge che produce impianti a gas per auto, di proprietà di Stefano Landi, ex presidente di Unindustria, attuale presidente della Camera di commercio, si fa dunque sempre più grave.

L’azienda ha appena archiviato una perdita di 11,3 milioni di euro nei primi nove mesi dell’anno. Negli ultimi tre anni ha perso quasi 40 milioni di euro e l’indebitamento è salito passando a 72 milioni di euro su un fatturato, anch’esso in calo, che è previsto sui 200 milioni a fine anno. I dipendenti dell’azienda sono in contratto di solidarietà da luglio scorso e lavorano 4 giorni su 5.

Un esubero di 90 lavoratori su circa 450 (70 alla Landi Renzo e 19 nella controllata A&B) vuole dire un quinto della forza lavoro complessiva. E’ chiaro che si spera che il mercato si riprenda e che gli esuberi, per ora sono volontari, ma è altrettanto chiaro che se questo non accadrà i numeri per riportare l’azienda sulla linea di galleggiamento sono quelli.

Sergio Guaitolini, segretario della Fiom-Cgil, conferma a Reggio Sera: “E’ stato firmato un accordo di mobilità volontaria che permette un incentivo all’esodo dopo un percorso di dicussione e condiviso con i lavoratori. Vogliamo sfruttare al meglio la legge Fornero prima che venga depotenziata a partire dal primo gennaio. Novanta, è chiaro, è il numero massimo. E’ logico che l’azienda non è messa bene”.

A dare la notizia della mobilità volontaria è stata la Cisl, non a caso alla vigilia dell’assemblea dei lavoratori che domani dovrà ratificare l’accordo. L’accusa è pesantissima: “Dopo averlo pubblicamente osteggiato, la Fiom applica il Jobs act”. Fra l’altro la Fiom il 21 novembre scenderà in piazza a Roma per il rinnovo del contratto collettivo.

“Per la prima volta sul territorio regionale – spiega Uriti – la Fiom Cgil sta applicando le nuove norme sul Jobs act, che prevedono che all’interno del contratto di solidarieta’ possa essere aperta una procedura di mobilita’”. Dunque “se a parole viene osteggiata la riforma del diritto del lavoro, come ad esempio nelle manifestazioni svoltesi a Roma in ottobre, nei fatti la Fiom Cgil risulta la prima organizzazione sindacale ad applicarlo”.

La Fim ha deciso di proseguire nella trattativa, chiedendo ed ottenendo un ulteriore incontro per mercoledi’ prossimo al fine di rispondere a tutte le domande “a cui l’azienda non ha, ad oggi, dato risposta”.

Affermazioni che hanno provocato la dura reazione di Guaitolini che replica: “Non si sono mai visti questi signori negli ultimi anni. E’ incredibile che intervengano proprio ora affermando, fra l’altro, cose false perché noi non stiamo applicando il Jobs act”.

Interviene anche Marco Righi, delegato della Fiom dentro la Landi Renzo che afferma: “Il Jobs act non c’è qui, ma c’è solo una azienda in grande difficoltà e un percorso condiviso con tutti i lavoratori. Anche l’anno scorso c’è stata una procedura di mobilità volontaria a cui avevano aderito sei persone. E’ rivolta a chi sta per andare in pensione: l’azienda darà un incentivo. Si tratta di un accordo fatto in maniera seria. L’azienda presenterà un piano industriale e vuole andare avanti con la solidarietà e poi, ripeto, si tratta di una procedura di mobilità su base volontaria. Diverse dimissioni le abbiamo già avute in questo periodo. L’impresa paga anche i contributi per il diritto alla pensione se manca ancora del tempo. E’ chiaro che fare uscire una notizia del genere alla vigilia dell’assemblea dei lavoratori, serve solo a creare tensione. Ed è un peccato, perché Landi si sta comportando bene e l’impresa sta cercando di collaborare con il sindacato. Poi arrivano queste denunce, false fra l’altro, da parte di persone che sono tre anni che non vengono in azienda”.