In migliaia in piazza con la Francia per dire no al terrorismo fotogallery

Piazza Prampolini era gremita: in prima fila anche i musulmani reggiani. Vecchi: "Non facciamo di tutta un'erba un fascio". Il presidente Bonaccini: "Stiamo uniti. Non sarà una lotta breve, non sarà facile, ma noi la vinceremo". Manghi: "L'integrazione si fa insieme"

REGGIO EMILIA – In migliaia in piazza, oggi a Reggio Emilia, per dire no al terrorismo e per manifestare solidarietà al popolo francese colpito dagli attentati di Parigi. Come era accaduto per la manifestazione dell’11gennaio scorso, dopo gli attentati a Charlie Hebdo, anche in questa occasione la nostra città ha voluto dare un forte segnale di solidarietà e vicinanza alle famiglia delle vittime delle azioni terroristiche a Parigi.

Il corteo, organizzato da Provincia e Comune di Reggio Emilia, è partito davanti alla sede della Provincia in Piazza Gioberti per poi raggiungere Piazza Prampolini. Hanno partecipato in prima fila anche numerosi esponenti della comunità musulmana reggiana.

Sul palco il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, il sindaco di Reggio Luca Vecchi e il presidente della Regione Emilia-Romagna. Sotto, fra la folla, erano presenti moltissimi sindaci, consiglieri regionali e deputati oltre, a rappresentanti del mondo sindacale e dell’associazionismo.

Il sindaco: “Non facciamo di tutta un’erba un fascio”
Ha detto il sindaco: “L’attacco alla Francia è un attacco alla civiltà, alla democrazia, a quei valori su cui generazioni dopo generazioni abbiamo costruito le nostre comunità dal 1789 (anno della Rivoluzione francese, ndr). Quell’attacco è stato mosso dalla volontà di negare brutalmente il nostro modo di vivere, il nostro stare insieme, il nostro volere e riuscire a tenere insieme e a far dialogare diversità culturali e religiose. A questo fanatismo, che nulla ha a che fare con la religione e che nega quella civiltà di cui l’Europa è parte, serve opporsi, andando fino in fondo”.

“Le religioni – ha proseguito il sindaco Vecchi – non sono nate e non sono mai state strumenti di odio, di terrore, di distruzione e paura. Chi interpreta le religioni in questo modo, le stravolge a fini che nulla hanno a che fare con le religioni stesse. Fini che vogliono negare la civiltà e la democrazia. A questa situazione dobbiamo rispondere. Dobbiamo reagire continuando a vivere come abbiamo sempre vissuto: così si è sforzata di reagire l’Europa durante l’ultimo conflitto mondiale, e in questo modo riaffermiamo nella realtà dei nostri comportamenti i valori che altri vogliono cancellare con l’odio. Poi dobbiamo reagire distinguendo: non facciamo di tutta l’erba un fascio, dobbiamo distinguere chi, appartenendo ad altre culture e comunità, condivide i valori di pace, democrazia e libertà, da chi porta il terrore”.

Un'immagine della piazza dall'alto

Un’immagine della piazza dall’alto

“La nostra risposta – ha proseguito il sindaco – deve essere nel segno dell’unità. L’Italia conosce bene queste situazioni, perché l’Italia democratica ha vissuto in un passato non lontano da noi la strategia della tensione portata dal terrorismo interno. Rispondemmo, e sconfiggemmo quel terrorismo, quella strategia della paura, con l’unità della nazione. Non è inseguendo un 3% in più di sperati consensi, in una maniera dunque tutta volta all’interesse di una parte, che si dà una risposta seria ed efficace alla soluzione di un problema così drammatico e internazionale”.

“L’unità che dobbiamo perseguire oggi, oltre che nazionale, è internazionale, dei popoli democratici – ha concluso il sindaco di Reggio Emilia – Come avvenne nell’Europa della seconda guerra mondiale, i popoli democratici devono trovare il coraggio unitario, vero strumento che sconfigge la paura e quindi il terrore. Più di settanta anni fa, in Italia, in queste nostre terre, qualcuno decise che si doveva resistere alla tirannide, alla barbarie, e quella Resistenza ci ha ridato dignità e valori che ci consentono anche in questo momento di parlare e agire liberamente. Non lo abbiamo dimenticato. Perciò oggi diciamo che se ci sarà bisogno di resistere, noi resisteremo”.

Bonaccini: “Stiamo uniti. Non sarà una lotta breve, non sarà facile, ma noi la vinceremo”
Ha detto poi Bonaccini: “Con sgomento e disperazione ho visto le immagini davanti al televisore di Parigi. Un colpo al cuore dell’Europa che ci ha riportati al drammatico 11 settembre, ma che richiama alla memoria momenti molto dolorosi della storia di questo paese. Pochi decenni fa l’Italia, unendo il mondo del lavoro e delle istituzioni, ha sconfitto la ferocia terrorista che voleva occupare le istituzioni togliendoci libertà, democrazia pace e dignità. Quelli che hanno compiuto questi atti sono assassini, così dobbiamo chiamarli per evitare di fare di tutta un’erba un fascio, anche perché molti musulmani stanno combattendo contro il terrorismo oggi. Alle forze politiche di questa Regione dico: “Non dividiamoci per dieci voti in più alle elezioni: l’unità è fondamentale per colpire al cuore i terroristi. Non sarà una lotta breve, non sarà facile, ma noi la vinceremo”.

L'assessore Serena Foracchia con alcuni esponenti della comunità musulmana reggiana

L’assessore Serena Foracchia con alcuni esponenti della comunità musulmana reggiana

Manghi: “Musulmani, un popolo che deve camminare con noi perché l’integrazione si fa insieme”
“A questa piazza che emoziona e che conferma ancora una volta l’impegno e la militanza civile dei reggiani e che dunque merita un caloroso applauso” è andato il primo pensiero del presidente della Provincia Giammaria Manghi, intervenuto insieme al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi e al presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

“Ho appreso delle stragi uscendo da teatro e come voi sto vivendo queste ore con grande  inquietudine e angoscia per qualcosa che, come ha magistralmente sintetizzato ancora una volta Papa Francesco, non è umano – ha aggiunto il presidente Manghi –. Siamo di fronte a una nuova guerra forse, certo a un conflitto diverso, combattuto con altri stili e altri modi rispetto al passato, e il tema è come reagire: innanzitutto rimanendo uniti, come comunità provinciale, nazionale e internazionale; tenendo alto il livello di guardia e prestando grande attenzione alla sicurezza, come anche in questa provincia si sta facendo; soprattutto non chiudendoci, ma essendo comunità vera e facendo sì che i principi di libertà, uguaglianza e fraternità restino al centro del nostro agire”.

Infine, riferendosi alla partecipazione della comunità islamica alla manifestazione di Reggio Emilia – “a quel bambino che ha sfilato insieme a noi con un cartello molto esplicito che diceva “Siamo musulmani, non siamo né terroristi né bastardi” – il presidente Manghi ha parlato di “una testimonianza civile di vera condivisione importante: una disgiunzione inequivocabile nei comportamenti è fondamentale da parte di un popolo che deve camminare con noi perché l’integrazione si fa insieme”.

La manifestazione si è chiusa con un minuto di silenzio per le vittime degli attentati di Parigi.