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Il reportage – In viaggio con i profughi in fuga dall’Isis

Arrivano nel centro di Belgrado e chiedono scarpe nuove e vestiti pesanti per sopportare il freddo. Raccontano di aver subito le violenze della polizia bulgara

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REGGIO EMILIA – Reggio Sera inizia da oggi un viaggio con l’associazione onlus trentina Speranza-Hope for children nata un anno fa con lo scopo d’intervenire nella grave emergenza umanitaria del popolo siriano. Un volontario dell’associazione, Vittorio Fera, sta compiendo un viaggio da Sid, al confine serbo/croato fino all’estremità della Grecia all’isola di Lesvos (Lesbo) su cui arrivano i rifugiati che scappano dalle guerre attraverso il mare della Turchia.

Con lui c’è Hope, un piccolo pupazzo di stoffa, realizzato dalle mamme siriane nelle campagne di Aleppo (come lui ce ne sono tanti e l’associazione, insieme ad altri prodotti locali, li mette in vendita per permettere il sostentamento delle famiglie in Siria, ndr) che accompagnerà Vittorio in questo viaggio a ritroso verso la sua casa, la Siria, oggi dilaniata dalla guerra civile.

Incontreremo famiglie in fuga dal terrorismo e dalle guerre in Siria, Afghanistan e Iraq. Vittorio e Hope ogni giorno vi faranno sapere cosa serve per aiutare i poveri bambini in cammino e, se volete, potrete fare una donazione a questa associazione o acquistare i loro prodotti (qui c’è anche la loro pagina Facebook). Un viaggio per tenere accesa la speranza e per mostrare a tutti, anche dopo i drammatici fatti di Parigi che la parola rifugiato non è uguale a terrorista e che, purtroppo, le prime vittime del terrorismo non siamo noi europei ma i popoli, musulmani, di quei paesi che, ora, stanno chiedendo aiuto a noi per vivere una vita migliore e più dignitosa.

Prima tappa
Reportage di Vittorio Fera

Oggi mi trovo a Belgrado e ho collaborato con i volontari del centro Miksaliste situato in prossimità della stazione degli autobus. Il centro è composto da due container che costituiscono la clinica medica, un’area adibita alla distribuzione dei vestiti e delle scarpe ,un area dove viene distribuito il cibo gli spazzolini e i rasoi, un’area con delle docce, un area relax con tavolini e un’area protetta per bambini con personale “save the children”.

Il viaggio della speranza

Il viaggio della speranza

Negli ultimi giorni l’affluenza è stata di circa 300 persone in transito al giorno, la maggior parte afghani e siriani ma anche iracheni e pakistani. Le maggiori richieste dei rifugiati erano di avere delle scarpe nuove, infatti tutti si presentavano con scarpe molto malandate che testimoniavano l’estenuante odissea per arrivare fino in Serbia. Altre richieste molto frequenti erano di vestiti pesanti per fronteggiare l’imminente inverno europeo e di cinture e calze.

Il personale di Save the Children interviene per garantire un’area protetta ai bambini e cercare di distrarli dalla fatica e dalla tensione liberando la loro fantasia, sprigionando figure e colori su fogli di carta, con disegni che raccontano del viaggio, degli amici lasciati nel loro paese e dei nuovi amici da incontrare in Europa.

La situazione è molto diversa rispetto a qualche mese fa quando è iniziata l’emergenza e il centro era completamente saturo di un fiume di persone e quando fra l’altro era andata la prima missione umanitaria di Speranza- Hope for Children. Ora grazie ai treni che partono da Presievo e raggiungono Sid senza passare da Belgrado la maggior parte dei rifugiati può fare un tragitto più breve e raggiungere più velocemente il confine croato.

I profughi che transitano attualmente per Belgrado sono quelli che arrivano dalla Bulgaria, dove raccontano che la polizia ha usato metodi repressivi e violenza per limitare l’afflusso e dove hanno dovuto attraversare lunghi tratti a piedi in mezzo a boschi e in situazioni molto dure con bambini al seguito.

Tra questi racconti c’è quello di una famiglia curdo-irachena scappata da Mosul quando la citta è stata conquistata dall’Isis e che sogna di raggiungere la Germania. La figlia più piccola Gala stringe tra le braccia il pupazzo Hope mentre il padre che la sorregge racconta questa storia, di sofferenza ma anche di speranza per un futuro migliore.

(1-continua)

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