Caracciolo: “Nessuno vuole fornire soldati contro l’Isis” video

Il direttore di Limes: "Con una coalizione internazionale di 200mila uomini sul terreno il Califfato sarebbe distrutto in poche settimane. L'Europa, poi, non esiste: fanno solo qualche bombardamento per il pubblico di casa"

REGGIO EMILIA – “Se una coalizione internazionale volesse abbattere l’Isis, ci metterebbe qualche settimana, ma servirebbero 200mila soldati che, oggi, nessuno è disponibile a fornire”. Lucio Caracciolo, intervistato da Reggio Sera, ritiene improbabile che l’Occidente decida di distruggere il Califfato con l’opzione “boots on the ground”. Il direttore di Limes ha partecipato stasera a “Il Mediterraneo, teatro di nuovi conflitti nei mutati equilibri internazionali”, organizzato nella sala Valdo Magnani di Legacoop Emilia Ovest, primo di quattro incontri promossi dalla Libera università Crostolo e dalla Libera università popolare, in collaborazione con Boorea e la rivista Limes.

Lucio Caracciolo

Caracciolo, dopo gli attentati di Parigi secondo lei cosa dovrebbe fare l’Europa?
Nulla, perché l’Europa, come tale, non esiste. Alcuni Paesi possono fare qualcosa insieme, in particolare nel campo dell’intelligence e delle cooperazioni di polizia, ma operazioni militari serie non le vedo possibili, salvo qualche bombardamento, ma giusto per il pubblico di casa, che non cambiano lo scenario militare.

Lei vede pericoli per l’Italia?
Nessun Paese è fuori pericolo. Certo l’Italia non ha quegli insediamenti particolari che hanno le periferie francesi o belghe, ma certo può essere considerato un Paese oggetto di attacchi. Lo stesso Califfato ha parlato di Roma come possibile obiettivo.

L’Isis sta formando, fra Siria e Iraq, un vero e proprio Stato, una sorta di Califfato che preoccupa molto le democrazie occidentali. Secondo lei è auspicabile un’opzione militare sul terreno da parte di una coalizione internazionale?
Se tutti volessero abbattere il Califfato, l’operazione militare durerebbe qualche settimana, ma richiederebbe almeno duecentomila soldati sul terreno. Non mi pare che ci sia la disponibilità, di chi fa parte della coalizione, a mandare soldati perché ciascun Paese ha una sua idea diversa dello stato islamico e a molti paesi lo stato islamico è utile.

Però sarebbe utile, secondo lei, un’azione del genere?
Sarebbe utile se avessimo la forza di farlo. Ma di cosa stiamo parlando? E’ come dire che sarebbe utile attraversare a piedi l’Atlantico. Non abbiamo le risorse militari e, chi ce le ha, non le vuole utilizzare. Penso, in particolare, agli statunitensi.

Molti dicono che dietro l’Isis ci siano le monarchie del Golfo e l’Arabia saudita, in particolare. Lo pensa anche lei?
Vedono l’Isis come un fattore contro altri paesi, in particolare contro l’Iran e gli sciiti che sono loro arcinemici. Ma questo vale fino a un certo punto, perché se lo stato islamico dovesse creare reti che minacciano l’Arabia Saudita, poi i tuoi strumenti diventerebbero la tua nemesi.