Aemilia, il Comune chiede 5 milioni di euro di danni

Il giudice ha deciso di ammettere l'ente come parte civile nel processo contro la 'ndrangheta. Il sindaco Vecchi: "Decisione che riempie di soddisfazione"

REGGIO EMILIA – Il Comune di Reggio si è costituito parte civile nel processo contro la ‘ndrangheta Aemilia chiedendo 5 milioni di euro di danni. Scrive il sindaco Vecchi: “La decisione del giudice di ammettere la costituzione di parte civile del Comune di Reggio Emilia al processo contro la ‘ndrangheta denominato Aemilia ci riempie di soddisfazione e dimostra la fondatezza del presupposto col quale l’Amministrazione si è mossa. Ritenevamo e riteniamo che l’invadenza dei clan nel nostro territorio, la loro protervia, il loro agire per inquinare le dinamiche della vita civile rappresentino un vulnus al funzionamento democratico e per questo ci sentiamo parte lesa e come tale agiremo in sede di dibattimento contro chi ha avuto condotte criminali. Pensiamo che il processo debba tenersi in città, e in conseguenza di ciò l’Amministrazione, di concerto col Tribunale reggiano, sta agendo affinché si possa giungere a questo risultato”.

E aggiunge: “La stessa richiesta di risarcimento che come Comune abbiamo presentato è da intendersi come riscatto e come occasione di potenziamento degli strumenti antimafia che l’ente sta mettendo in campo, non da oggi: qualora venisse anch’essa soddisfatta permetterebbe di sviluppare nuove e ulteriori azioni per mettere a sistema l’insieme delle iniziative e dei presidi a favore della cultura della legalità. Dopo la cittadinanza onoraria che il Consiglio comunale di Reggio Emilia ha assegnato al prefetto Antonella De Miro, nel prossimo mese di marzo accoglieremo in città il magistrato Nino Di Matteo, per significargli concretamente la vicinanza al lavoro che svolge, in un contesto nel quale è sottoposto a misure strettissime di protezione, causa  gli allarmi circa la sua incolumità attentata dalla criminalità organizzata”.

Conclude il primo cittadino: “In una fase in cui la cronaca cittadina ci restituisce notizia di minacce ricevute da parte di persone che a Reggio intendono costituirsi a loro volta parte civile nel processo Aemilia è tanto più importante che l’ente pubblico abbia agito in questa direzione e sarà presente al dibattimento. La mafia ha, nella paura, uno dei suoi strumenti di coercizione innanzi tutto psicologica più potente, e tenta di utilizzarla quanto più spesso può per spaventare i singoli, per isolarli e per indurli a desistere dal far valere i loro diritti. Non ci possono essere esitazioni, su questo fronte. Il Comune di Reggio, partecipando al processo contro la ‘ndrangheta, vuole in tal modo lanciare un messaggio soprattutto a quei cittadini che si sentono soli e intimoriti davanti a condotte criminose: siamo al vostro fianco, non ci lasciamo spaventare”.