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Aemilia, i legali dei boss: “Si sposti il processo a Catanzaro”

La tesi, sposata anche dal legale reggiano Cataliotti: " I clan di 'ndrangheta in Emilia-Romagna sono solo una ''succursale'' di quelli calabresi". Il giudice deciderà venerdì

REGGIO EMILIA – I clan di ‘ndrangheta in Emilia-Romagna non sono autonomi ma soltanto una ”succursale” di quelli calabresi. Per questo il processo Aemilia, in corso nella sua udienza preliminare a Bologna, va spostato a Catanzaro. È questa l’eccezione presentata dai legali di diversi imputati all’udienza di ieri a BolognaFiere. Gli avvocati, anche dei Grande Aracri, che l’hanno chiesto sono diversi e alla sollecitazione si potrebbero associare quelli di tutti gli imputati al processo.

Il gup Francesca Zavaglia dovrebbe esprimersi in merito a partire dalla prossima udienza di venerdi’ e in generale si attende un suo ”niet”, ma il possibile rischio che il processo si sgretoli o possa trasferirsi appare gia’ clamoroso. Del resto, in questi mesi si sono sprecati gli forzi anche degli enti locali per mantenere l’udienza preliminare di Aemilia in Emilia, come dimostra la spesa ad hoc di quasi 800.000 euro da parte della Regione (se fosse contestata alla luce di un eventuale trasloco, e’ la discussione che anima diversi legali delle parti civili, sarebbe il colmo del colmo). Intanto, tiene banco l’ammissione delle stesse parti civili visto che l’ordinanza specifica del gup dovrebbe essere disponibile solo da domani. Tra chi non e’ stato ammesso c’e’ ad esempio anche l’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, la cui istanza e’ stata considerata in sostanza un duplicato di quelle dei Comuni locali.

“Tecnicamente il processo si dovrebbe trasferire a Catanzaro, pragmaticamente crediamo lo terranno qui a Bologna”, visto che la Regione ha gia’ sborsato quasi 800.000 euro ad hoc. Questo il ritornello tra i legali degli imputati al processo Aemilia che oggi hanno argomentato all’udienza in Fiera l’eccezione sul criterio della competenza territoriale. In questo senso, sono intervenuti gli avvocati Gaetano Insolera, Gianni Russano e Liborio Cataliotti.

In buona sostanza la loro tesi, a cui si accodano i colleghi, e’ che la vera associazione mafiosa e’ quella cutrese visto che quella emiliana non e’ in nessun modo autonoma. All’udienza di venerdi’ il gup Francesca Zavaglia dovrebbe esprimersi. “L’eccezione e’ fondata, nel diritto quando si ha ragione la si ottiene. Non e’ detto che sia il gup ad accoglierla, non e’ impossibile che venga accolta nel proseguo del processo gia’ del primo grado o dell’appello se ci sara’ un appello, o in Cassazione”, spiega Cataliotti uscendo dall’udienza a meta’ pomeriggio.

Diversi precedenti sarebbero a favore: “Lo stesso criterio che abbiamo chiesto di applicare e’ gia’ stato applicato nel processo Bagarella-Dell’Utri di Palermo e a Ferrara nel processo Ciancimino, quindi non vediamo perche’ non debba essere applicato qui”, insiste il legale reggiano. Se anche tra Emilia e Calabria un’associazione di stampo mafioso fosse a servizio dell’altra, e’ la tesi degli avvocati, secondo il criterio della connessione il processo andrebbe celebrato nel luogo in cui si dibatte il fatto piu’ grave.

“Ora vedremo chi si accoda. Se nessuno si associasse, il giudice se accogliesse l’eccezione stralcerebbe solo la nostra posizione. Se tutti si associano, accogliendola si dovrebbe trasferire l’intero processo gia’ dopodomani”, segnala ancora Cataliotti. Il quale, tuttavia, fa capire di aver presente che traslocare tutto da BolognaFiere dopo i costi sostenuti sarebbe complicato, anche se in punta di legge le condizioni ci fossero: “Pragmaticamente e’ difficile per i costi sostenuti, non temo il diritto ma altro…” (fonte Dire).