Open.Co, il giallo della messa in liquidazione

La Legacoop Reggio aveva già fatto richiesta il 5 settembre, ma al tavolo regionale non ne fece cenno. La rabbia dei sindacati: "Presi per i fondelli"

REGGIO EMILIA – “Ci sentiamo presi in giro sulla vicenda Open.Co”. Rudi Zaniboni, segretario della Fillea Cgil di Reggio, è infuriato al telefono con Reggio Sera. Questo perché la Legacoop Reggio aveva già presentato il 5 settembre il ricorso alla liquidazione coatta di Open.Co.

Significa che il 10 settembre scorso, quando fu presentato in Regione, davanti a tutte le parti sociali, il piano di salvataggio della cooperativa, la Legacoop regionale, rappresentata dal presidente Giovanni Monti, già sapeva che uno dei principali attori di questo progetto avrebbe chiesto la messa in liquidazione.

Continua Zaniboni: “Noi siamo arrabbiati, perché non è pensabile che in due settimane abbiano deciso tutto e la liquidazione sia stata approvata senza dire niente a nessuno. Ci sentiamo presi per i fondelli”. Lo sfogo di Zaniboni è comprensibile, dato che il 10 settembre scorso, al tavolo regionale con l’assessore Costi, l’idea era di chiedere una proroga dei termini per la presentazione del concordato in bianco e non per la messa in liquidazione.

Dice Zaniboni a Reggio Sera: “Il 10 di settembre hanno detto che avrebbero chiesto questa proroga e che il piano, in via di definizione, comprendeva non solo il salvataggio dei nostri stabilimenti, ma anche degli altri e che nell’operazione doveva entrare un’altra coopertiva. Abbiamo condiviso tutta questa fase negoziale e ci siamo dati appuntamento per il 29 di settembre. Ora, invece, Open.Co è stata messa in liquidazione.

Il piano presentato in Regione prevedeva una riorganizzazione delle imprese cooperative del settore degli infissi e dei serramenti, con il mantenimento dei siti produttivi. Era la prospettiva delineata per la crisi di Open.Co (Modena e Reggio Emilia) e Lavoranti in legno (Ferrara), istituito il 31 luglio scorso per dare una risposta ai 540 lavoratori complessivamente coinvolti nella vicenda.

In quell’incontro le imprese cooperative si erano impegnate a individuare soluzioni legali, amministrative e operative che consentissero, nella fase transitoria precedente la realizzazione del piano, di garantire l’attivita’ produttiva e l’assolvimento degli ordini senza soluzioni di continuita’, anche nell’ambito delle procedure concorsuali.

Intervistato a suo tempo dalla Gazzetta di Reggio, l’amministratore di Open.Co, Daniele Sitta, dopo che era uscita la richiesta di liquidazione, disse che la richiesta da parte di Legacoop della liquidazione era necessaria, che non c’era spazio per le preoccupazioni e che si trattava di un “passaggio corretto” del quale si era già parlato in precedenza, dato che questo avrebbe permesso di avere meno vincoli sulla procedura per poter far diventare operativo l’affitto del ramo d’azienda di Open.Co nella nuova società allargata che andremo a costituire.

Ma allora, se era un “passaggio corretto”, perché non se ne parlò nell’incontro del 10 settembre in Regione, dove anzi si parlò di un concordato in bianco e perché i sindacati dicono di non saperne nulla e sono caduti dalle nuvole?