Quantcast

Aemilia, il maxi processo: la ‘ndrangheta alla sbarra

Ben 219 imputati. L'assessore Mezzetti: "Da oggi nessuno potrà dire non sapevo". Il governatore Bonaccini: "Faremo di tutto per stroncare la mafia"

BOLOGNA – Rappresentanti delle Istituzioni, associazioni e sindacati, decine di cittadini e curiosi si sono radunati prima delle 8,30 questa mattina fuori dai locali di BolognaFiere in piazza della Costituzione, dov’e’ prevista l’udienza preliminare del processo Aemilia contro le infiltrazioni e il radicamento della ‘Ndrangheta in Emilia-Romagna e in Emilia in particolare.

L’aula allestita al padiglione 19 conta una superficie di 3.200 metri quadri, puo’ contenere fino a 600 posti a sedere ed e’ dotata di impianti speciali, tra cui quello di videoconferenza, necessari allo svolgimento dell’udienza. Tra i tanti soggetti che hanno chiesto la costituzione di parte civile contro i 219 imputati, in aula c’e’ anche il presidente della Regione Stefano Bonaccini. E in queste ore fra l’altro, oltre a Comuni e Province, anche Legambiente ha chiesto ufficialmente la costituzione di parte civile sui capi di imputazione di rilevanza ambientale, in rappresentanza, dice l’associazione, “dell’interesse pubblico su ambiente e salute”.

Gli imputati e le accuse
Il maxi processo è tutto incentrato sulle 54 persone accusate di associazione a delinquere di tipo mafioso, cioè ritenute dalla Dda di Bologna aderenti alla cosca Grande Aracri di Cutro (Crotone) che operava in Regione con centrale a Reggio. Al troncone principale si riuniranno gli altri due, sugli aspetti economici e, in particolare, sulle intestazioni fittizie delle società. I capi sarebbero Nicolino Sarcone, Michele Bolognino, Alfonso Diletto, Francesco Lamanna, Antonio Gualtieri e Romolo Villirillo. Ma farebbero parte dell’organizzione, secondo le accuse, anche l’imprenditore Giuseppe Giglio, Gaetano Blasco e Antonio Valerio. Tra i partecipanti al sodalizio, Giuseppe Iaquinta, il padre dell’ex calciatore della Juventus e della nazionale Vincenzo, anche lui indagato per reati di armi. Accusati di concorso esterno il consigliere comunale di Forza Italia a Reggio Emilia Giuseppe Pagliani, l’ex assessore Pdl del Comune di Parma Giovanni Paolo Bernini, il costruttore di San Felice Augusto Bianchini, la consulente fiscale bolognese Roberta Tattini e il giornalista reggiano Marco Gibertini. Tra loro anche Nicolino Grande Aracri, ritenuto un boss della ’Ndrangheta, che non risponde, però, di associazione mafiosa.

Sono una trentina le richieste di costituzione di parte civile. Fra questi la Regione Emilia-Romagna, Comune di Finale Emilia, Provincia e Comune di Reggio Emilia, Comuni reggiani di Bibbiano, Brescello, Gualtieri, Montecchio, Reggiolo e Sala Baganza, Cgil dell’Emilia-romagna e di alcune province, Cisl e Uil Emilia-Romagna, Fita-Cna, Arci Emilia-Romagna, Libera, Avviso Pubblico, Associazione antimafia Paolo Borsellino, Aser e Ordine de giornalisti dell’Emilia-Romagna, Legambiente, Sos Impresa, Confindustria sportello antiracket, Associazione nazionale Caponnetto, Provincia di Modena, lo Stato coi ministeri dell’Interno e dell’Ambiente, l’Agenzia delle entrate e quattro privati. Le persone offese risultano una novantina. La Dda di Bologna ipotizza reati per 189 diversi capi d’imputazione da sottoporre al gup Francesca Zavaglia: l’associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis) è ipotizzata a carico di 54 persone, e si contestano anche estorsioni, usura, minacce, intestazione fittizia dei beni al falso in bilancio, turbativa d’asta alla corruzione elettorale e altro ancora. Le indagini si sono susseguite tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, 29 udienze sono già state fissate. Nove imputati, tra i quali Nicolino Grande Aracri, sono chiusi nelle carceri speciali di massima sicurezza e possono partecipare al processo in videoconferenza.

Mezzetti: “Da oggi nessuno potrà dire non sapevo”
L’assessore regionale alla Legalita’, Massimo Mezzetti, dice fuori dall’aula bunker: “La presenza della Regione a questo processo significa ribadire che noi siamo in prima linea in questo impegno di legalita’, e vorremmo essere un esempio per tutte le Istituzioni di questa regione. La lotta contro le mafie presenti e radicate nel nostro territorio e’ una lotta rispetto alla quale nessun amministratore – manda a dire Mezzetti – puo’ e deve sottrarsi. Il tema e’ seguito da vent’anni e dopo il processo Aemilia, nonostante il tema sia seguito da oltre 20 anni, nessun amministratore o tecnico amministrativo puo’ piu’ permettersi di dire ”io non sapevo, io non immaginavo”. Da oggi chi lo dovesse dire si renderebbe complice – avanza l’assessore – di questa presenza nel nostro territorio”.

Imputati, avvocati e rappresentanti di chi chiede di essere ammesso come parte civile al processo sono entrati alle 8.30. Tante le persone che devono entrare (600 i posti disponibili) e molto stringenti i controlli: previsti almeno quattro punti per la verifica di chi accede, anche con metal detector. Al momento, la previsione e’ che la prima udienza possa protrarsi fino al tardo pomeriggio. In aula c’è anche il giornalista Giovanni Tizian. Fuori dall’aula bunker anche alcuni parenti degli imputati.

Obiettivo degli avvocati: far cadere le accuse o rinviarle al dibattimento
Far cadere le accuse in questa fase o comunque rinviarle al dibattimento. È l’obiettivo degli avvocati di diversi imputati. L’udienza e’ partita poco prima delle 11. Parla ai cronisti prima di entrare in aula l’avvocato Carmen Pisanello, del foro di Reggio Emilia: tra gli altri difende Michele Bolognino, ritenuto dalla Dda uno dei capi dell”associazione di ‘ndrangheta che ha infiltrato l’Emilia e le sue imprese e destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita dai carabinieri su disposizione del gip Alberto Ziroldi, anche a inizio settembre. “Oggi – spiega Pisanello – sono previste le fasi iniziali, quindi non ci sara’ una vera e propria attivita’ difensiva. Nelle prossime udienze si potranno proporre certamente varie eccezioni preliminari e vedere se gia’ nelle stesse fasi preliminari possono cadere i vari capi d”accusa che sono contestati a tutti i nostri assistiti, compreso Bolognino”.

Bolognino che, ricorda il suo legale, “e’ al 41bis, in un regime veramente severo, parificabile quasi alla tortura: i rapporti famigliari sono limitati a un’ora al mese, attraverso un vetro. E’ una situazione davvero pesante”. Quindi, rimarca Pisanello, “ritengo che questa udienza preliminare e questa serie di udienze preliminari ci possano dare l’occasione per far cadere molte di queste accuse o comunque rinviarle al dibattimento”. Ma Bolognino si dice estraneo alle accuse: “Bolognino dice ”io non sono un ‘ndranghetista. Lo sono stato, lo ammetto, ma non lo sono piu'”, riporta l’avvocato.

Cgil, Cisl e Uil parte civile
Anche Cgil, Cisl e Uil Emilia-Romagna hanno chiesto di costituirsi parte civile su Aemilia. Scandisce il segretario regionale Cgil, Vincenzo Colla, fuori dall”aula insieme con tanti colleghi: “Dobbiamo promuovere un cambiamento profondo, perche’ in Emilia-Romagna c’e’ la mafia. Non sappiamo che ramificazioni abbia. Certamente e’ positivo che ci sia il processo, e’ quando non si sente niente che e’ un problema… ma sulle relazioni e le contiguita’ con le mafie abbiamo bisogno ancora di scavare”.

Secondo Ebza Rando, legale di Libera, sentita oggi da Radio Citta’ del Capo, l’importanza del processo sta anche e soprattutto per andare a fondo sul meccanismo delle infiltrazioni e dunque “e’ importante esserci”. Questo processo, riprende Colla, “dara’ anche a noi valutazioni su cambiamenti e fenomeni sociali per recuperare il controllo democratico del territorio, in questa regione c’e’ un civismo in grado di reagire”.

Sulle imprese che secondo la Dda hanno aperto le porte ai clan, il numero uno Cgil affonda: “E’ evidente che c’erano imprese che si rapportavano coi mafiosi, c’e’ stato un salto di qualita’ notevole: non piu’ ”loro” direttamente, ma ”loro” in rapporto con le imprese di questo territorio. I lavoratori hanno subito minacce e forzature su stipendi e cassa integrazione. Quelle imprese purtroppo scacciano le imprese serie che pagano le tasse e per fortuna sono in maggioranza, ma non si possono lasciare spazi di questo tipo. Questo processo deve anche portare una reazione istituzional e- conclude Colla – perche’ serve un nuovo e innovativo testo unico sugli appalti. Per dire mai piu'”. Le mafie, ricorda Rando, “tolgono ricchezza e futuro”.

“Abbiamo dimostrato che non scherzavamo affatto quando avevamo detto, seppur sia una cosa anomala, che avremmo messo noi gli investimenti che servivano per fare in modo che il processo si celebrasse in un luogo dell’Emilia-Romagna. Farlo a Bologna ha la sua centralita’. Sono qui per testimoniare la presenza della Regione, che peraltro si costituira’ parte civile”. Cosi’ il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, arrivando questa mattina al processo Aemilia a Bologna. Sui quasi 800.000 euro stanziati per garantire l’udienza preliminare a Bologna, rivendica Bonaccini: “Siamo i primi a essere interessati che si proceda al meglio e ognuno per la propria parte, non entro nel merito ma ci auguriamo che possa essere dimostrato tutto quello che c’e’ da dimostrare. La lotta alle mafie e per la legalita’ e’ un pilastro delle politiche del nostro governo: non ci dovrebbe nemmeno essere una maglietta politica di appartenenza su questo, dovrebbe riguardare tutti coloro che hanno a cuore le istituzioni”.

Il governatore Bonaccini: “Faremo di tutto per stroncare la mafia”
Il governatore rimarca il concetto rispondendo alle domande dei cronisti: “Cos’e’ la mafia in Emilia? Cosa dovrei rispondere, e’ qualcosa da stroncare e ognuno per la sua parte, nella sua autonomia e nelle sue competenze, ha il dovere di fare di tutto perche’ venga stroncata”.

Sul fronte legislativo regionale, Bonaccini mette in fila tutti gli impegni di viale Aldo Moro: “Noi abbiamo gia’ tre leggi molto avanzate, tra le migliori d’Italia, pero’ con l’assessore Massimo Mezzetti stiamo lavorando ancora. Abbiamo appena costituito anche una Consulta per la legalita’ e entro il 21 marzo del prossimo anno andremo a proporre, e mi auguro ad approvare, il nuovo testo unico di legge, mettendo tutto assieme e semplificando”. Nel mazzo c’e’ “una serie di misure che tocchera’ tutto il tema degli appalti, il sostegno all’associazionismo contro le mafie gia’ contemplato dalle leggi attuali” e altro ancora. Dunque, sara’ messo nero su bianco “tutto cio’ che un’istituzione come l’Emilia-Romagna puo’ mettere in campo in termini di contrasto e sostegno, a partire da norme sugli appalti piu’ stringenti con la rinuncia definitiva – avanza il governatore – al massimo ribasso nella pubblica amministrazione”.

Venerdì o lunedì la decisione su parti civili
La decisione sull’ammissione delle parti civili al processo Aemilia potrebbe slittare a venerdi’ o addirittura all’inizio della prossima settimana. Oggi pomeriggio sono state depositate formalmente le richieste. A quanto si apprende da chi ha assistito alla prima parte dell’udienza preliminare, il giudice sarebbe intenzionato a rinviare la decisione a venerdi’ o a lunedi’ prossimo. In mattinata, gli avvocati difensori di diversi imputati hanno sollevato eccezioni procedurali sulla presenza delle parti offese al processo.

In sostanza, l’idea e’ che molte richieste di costituirsi parte civile da parte di sindacati e associazioni siano solo “strumentali”. Non a caso, alcuni rappresentanti delle parti offese hanno espresso disagio perche’ avvocati e imputati hanno preso posto vicino a chi intende costituirsi parte civile, “con atteggiamenti poco consoni e commenti contrari alla presenza di associazioni, sindacati e Ordine dei giornalisti al processo. Nella giornata di oggi, il Gup dovrebbe pronunciarsi su queste eccezioni e anche sulle istanze sollevate per vizi di notifica (circa una decina) (fonte Dire).