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Palazzetto dello sport, una città con la memoria corta

Sei anni fa le coop proposero di costruirlo in cambio della modifica di destinazione di un'area di loro proprietà e si scatenò il putiferio. Quello che allora era considerato un "regalo" alle coop, non viene considerato però un "regalo" a Landi

REGGIO EMILIA – Si parla molto, oggi, del nuovo Palazzetto dello sport e la questione sarà sicuramente rilanciata dopo la vittoria della Grissin Bon nella Supercoppa. L’ad di Pallacanestro Reggiana, Alessandro Dalla Salda, ha sostanzialmente detto, in alcune interviste uscite nei giorni scorsi, che la società non può andare avanti così, con un impianto di quelle dimensioni, lasciando intendere che, senza un ampliamento, non sarà possibile per la squadra continuare a competere a questi livelli.

Le aspettative di Dalla Salda sono sacrosante, ma il suo interlocutore, temiamo, non può essere il Comune, ma piuttosto il patron della Pallacanestro Reggiana, ovvero Stefano Landi. Il sindaco Vecchi ha già detto che l’amministrazione può stanziare al massimo un milione di euro, all’interno di una ristrutturazione complessiva dell’impianto, per portare la capienza da 3.500 a 4.500 posti. Oltre, comprensibilmente, non si può andare dato che, specialmente di questi tempi, un Comune non può spendere certe cifre per accontentare solo una piccola parte della popolazione. Quanti sono, infatti, gli appassionati di basket su 165mila abitanti a Reggio Emilia?

Ci sono anche altri problemi di cui tenere conto in una città come Reggio e priorità altrettanto importanti. Molti cittadini non capirebbero e non giustificherebbero un investimento eccessivo sul Palasport. E’ chiaro che, in condizioni come queste, lo sforzo ulteriore non può farlo che Landi e, se non è in grado di metterlo in campo, visto che la sua azienda, attualmente, non versa in condizioni particolarmente brillanti, non può certo aspettarsi una supplenza del pubblico nell’aiutare una società che dà certo lustro alla città ma che è, sostanzialmente, privata.

C’è però una cosa che sarebbe bene ricordare in momenti come questi. Sei anni fa, circa, la cooperazione presentò un progetto per costruire un nuovo palasport. Coopsette e Coop Consumatori Nordest possedevano, tramite la società Aurora, una superficie di 185mila metri quadrati fra l’autostrada e la fiera. Volevano trasferire lì il centro commerciale Ariosto.

Il Comune decise che era possibile modificare la destinazione del terreno posseduto da Aurora, rendendo possibile costruirvi centri commerciali di tipo “superiore”, ovvero il nuovo Ipercoop. In cambio Coopsette e Unieco dissero che avrebbero realizzato nuovo palasport a costo zero per le casse pubbliche. Quell’area edificabile era, forse, come molti dissero protestando, “un regalo alle coop”, ma, nello stesso tempo, avrebbe permesso la realizzazione del palazzetto. Nessun imprenditore, è ovvio, fa niente per niente. Né le coop, né Landi.

All’epoca protestarono in tanti e, fra questi, anche i vertici degli industriali reggiani guidati allora dal presidente Stefano Landi. Lo stesso Stefano Landi che oggi vorrebbe che il Comune investisse soldi dei cittadini in un nuovo palasport, o ampliando quello attuale, in cui dovrebbe giocare la sua squadra consentendogli maggiori incassi. Quando lo scambio, allora, fu proposto dalle Coop (e lì il Comune non doveva tirare fuori soldi, ma solo cambiare la destinazione dell’area) si scatenò il putiferio.

Oggi, invece, se si chiede che il Comune finanzi, con soldi veri, il palazzetto in uso a una società privata, nessuno ha niente da ridire. E’ curioso, bisogna ammetterlo. Quello che allora era considerato un “regalo” alle coop, non viene considerato però un “regalo” a Landi. Fra l’altro le coop avrebbero lasciato un palasport alla città, ma non è dato sapere qual è la contropartita, a parte l’immagine, che ne deriverebbe al Comune di Reggio da un ampliamento del palasport.

Oggi quell’operazione sarebbe improponibile. Però, senza le polemiche di sei anni fa, Landi e la Pallacanestro Reggiana avrebbero un nuovo palazzetto dello sport che sarebbe costato meno alle casse comunali anche dell’ampliamento previsto di quello attuale.