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Le rubriche di Reggiosera.it - Editoriali

Maxi rissa, ora basta: il sindaco usi il pugno duro

La prevenzione, da sola, non basta: serve anche la repressione per evitare che si ripetano episodi come quelli di domenica scorsa

REGGIO EMILIA – Che dietro la rissa con botte da orbi fra nigeriani nella zona stazione ci sia un diverbio per via di una ragazza maltrattata dal fidanzato, come raccontato dagli immigrati stamattina al giudice, è una cosa che fa sorridere se non ci fosse da piangere di fronte a quello che è successo. Sarebbe la prima volta che gente che passa la giornata, abitualmente, a contendersi il mercato della droga e della prostituzione reggiano (fra l’altro un gruppo era pure venuto da fuori a quanto sembra) ha tempo da perdere per arrabbiarsi di fronte a qualche ceffone di troppo rifilato a una donna.

Qualcuno, poi, grida allo scandalo perché i nigeriani sono già liberi ma purtroppo c’è poco da fare. Sono tutti incensurati e con regolare permesso di soggiorno. Sarebbero liberi, nelle loro condizioni, anche degli italiani. O facciamo una legge ad hoc, che sarebbe sicuramente incostituzionale, che prevede il carcere per gli immigrati che delinquono in attesa di processo indipendentemente da pericolo di fuga, reiterazione del reato e inquinamento prove, oppure c’è poco da fare. Fra l’altro il reato di rissa aggravata prevede una pena inferiore a tre anni per cui non si può applicare il carcere preventivo.

Cosa resta da fare allora? Bisogna continuare con la repressione. Polizia e carabinieri passano abitualmente al setaccio il quartiere della stazione con azioni che, magari, non fanno notizia ma che sicuramente scoraggiano la criminalità. Bisogna continuare ed intensificare questa attività. Stare con il fiato sul collo a irregolari, spacciatori, sfruttatori di prostitute, gestori di bische e gioco d’azzardo e sfruttatori di clandestini.
Non si è fatto abbastanza in quel quartiere per molti anni. Le forze dell’ordine lo hanno iniziato a fare da qualche tempo a questa parte. E’ un’attività che va incrementata. Direzione che è stata presa anche dal Comitato per l’ordine e la sicurezza che si è riunito stamattina in prefettura e che ha promesso che ci sarà sempre una pattuglia in zona stazione d’ora in avanti.

Questa la repressione, che dovrà essere durissima. Il resto attiene alla prevenzione. Bisogna costruire eventi in quella zona che permettano di renderla più vivibile, impedire che i proprietari degli appartamenti affittino case dove ci vivono in dieci persone e più, favorire i processi di aggregazione e le attività economiche nella zona. Perché, accanto alla repressione, ci deve essere anche la prevenzione. Questo è un compito che spetta al Comune che dovrà darsi da fare per restituire questa zona alla legalità in modo che episodi come quelli che sono successi domenica scorsa non debbano più accadere.

E, dispiace dirlo, la zona stazione non è l’unica che presenta questi problemi a Reggio perché anche via Roma e altre zone del centro (basti pensare alla rissa che si è consumata, poco dopo di quella di domenica, in via Emilia Santo Stefano) vivono problemi difficili. Per troppo tempo nella nostra città ci si è trincerati dietro il buonismo pensando che qualche iniziativa di quartiere bastasse a risolvere i problemi di integrazione e criminalità. Ora basta. Queste attività, come detto, sono utili e vanno proseguite, ma da sole non bastano. Serve un giro di vite, sia dal punto amministrativo che della sicurezza: il sindaco Vecchi usi il pugno duro. Il lavoro non manca.