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Le rubriche di Reggiosera.it - Editoriali

Grillo, Mandela, Pertini e le manie di grandezza

Il leader del M5S è ridicolo quando si paragona a due campioni della democrazia che hanno rischiato la vita per le proprie idee

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REGGIO EMILIA – Beppe Grillo ha appena detto che si sente come Mandela e Pertini perché è stato condannato a un anno di reclusione e 50mila euro di multa per avere offeso un professore universitario dell’università di Modena e Reggio. “Se sono andati in prigione loro, posso andarci anch’io”, dice. Se è una battuta, bisogna dire che, da comico, gli è venuta male, ma se, invece, a parlare è il Grillo politico (lo so, si fa un po’ fatica a distinguerli), allora forse è ancora peggio.

Peggio perché qui il leader del Movimento 5 Stelle sfiora il ridicolo lui stesso. Mandela si fece 27 anni di prigione in Sudafrica.  Cibo scarso, pessimo, sempre uguale. Lavori forzati. Madiba passò i primi cinque anni a spaccare pietre nel cortile. Poi, per 13 anni, a scavare in una cava di calce o a raccogliere alghe fra gli scogli.

Pertini fu condannato a otto mesi e poi fu costretto all’esilio, rientrò sotto falso nome in Italia e poi fu condannato di nuovo, prima alla reclusione e poi al confino. Fu catturato dalle Ss e condannato a morte e fu salvato dai partigiani.

Mandela e Pertini erano uomini che hanno rischiato la vita per le proprie idee. Grillo, al massimo, si è fatto la traversata dello Stretto di Messina con un codazzo di giornalisti dietro, la muta e le pinne.

Il leader del Movimento Cinque Stelle può dire ciò che vuole, ma paragonarsi a due campioni di democrazia che hanno lottato per la libertà nei rispettivi Paesi, in un periodo in cui si rischiava la vita per farlo, non può permettersi di farlo. Al massimo può organizzare un Vaffanculo-day.

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