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“Dibattito omofobo in parrocchia”, Nicolini: “Mi sbattezzo”

Dopo l'incontro di ieri sera con l'avvocato Gianfranco Damato, il presidente dell'Arcigay sbotta: "Sono felice di uscire da questa chiesa che da spazio a chi vomita odio e ferisce delle persone"

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RUBIERA (Reggio Emilia)Dura reazione dopo la conferenza a Rubiera dell’avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la vita e per sua stessa definizione “omofobo”. Alberto Nicolini, presidente dell’Arcigay reggiana, ha criticato l’assenza di contraddittorio nel corso dell’incontro, che è avvenuto al cinema parrocchiale, dal titolo “Maschio e femmina li creò. Uguaglianza nella differenza”.

E’ da cittadino rubierese che scrivo oggi. Sono cresciuto dietro alla gelateria, ho frequentato gli scout, ho fatto parte delle compagnie teatrali parrocchiali. Ho formato le mie prime amicizie ed i miei valori anche in questo contesto.

Ieri sera abbiamo assistito a un atto di bullismo collettivo, nel cinema parrocchiale: un uomo aggrediva verbalmente gli “omosessualisti”, gridava con orgoglio (è il suo pezzo forte, ben calcolato) “sono omofobo” tra applausi scroscianti, mentre i pochi coraggiosi contrari cercavano di dissentire (ma non si poteva intervenire) e un quarto delle persone rimaneva zitta e attonita. Come chi assiste a un sopruso e non interviene.

Già, perché la parrocchia di Rubiera ha ospitato nel cinema parrocchiale una “conferenza” di un personaggio noto per le sue posizioni aggressive e provocatorie. Un uomo che si vanta di avere lottato contro i libretti che davano indicazione di lotta al bullismo. Un uomo che in un liceo di Roma ha paragonato l’amore tra due uomini a quello tra un uomo e il suo cane… nel liceo in cui l’anno prima un ragazzo si era suicidato, vittima proprio di bullismo omofobico (ma questo, chissà come mai, non l’ha ricordato).

Il parroco, Don Stefano, nonostante la cosa fosse stata presentata sui volantini come una “conferenza/dibattito”, ha annunciato che non ci sarebbe stato spazio per interventi alla fine, né per domande, e che ognuno doveva andarsene a casa con quanto ascoltato. Non solo lascia che ti prendano a bastonate verbali, ma devi anche andare a casa tacendo, secondo questo “uomo di dio”.

Lo dico sempre: se si invita un uomo noto per la propria agenda antisemita a parlare, e non si da parola ai membri delle comunità ebraiche, è un gesto lecito? Si da spazio a chi non accoglie domande e riflessioni, in democrazia? Il tizio è poi sceso velocemente dal palco rifiutando appunto di rispondere a domande e interventi.

Si deve dare atto che il marketing rubierese è stato eccezionale: una decina di agenti della digos, camionetta dei carabinieri, articoli sui giornali annunciavano un clima caldo. Come se noi 4 gatti dell’Arcigay di Reggio Emilia avessimo mai fatto un gesto violento.

Sui contenuti sono disponibilissimo a parlare. Sono prontissimo a venire e confrontarmi sulle cosiddette “prove” del complotto (il fatto che esistono le magliette unisex, i semafori di Berlino Est ed il marketing di Miley Cirus…). Noi di Arcigay abbiamo cercato il dibattito pubblico da subito con le “sentinelle in piedi” (nome diverso, stessi gruppi integralisti), ma anche con chi crede nella democrazia, e siamo ancora disponibili a una tavola rotonda.

Io però, come persona, non voglio mai più essere associato con una parrocchia che organizza e perpetra una cosa del genere. Non lo voglio come vittima di bullismo alle elementari De Amicis, non lo voglio come ex capo Scout, non lo voglio come persona che crede nel confronto e nella democrazia. Non lo voglio come ragazzo cresciuto sotto il burbero don Dossi, che però ripeteva sempre; “è di manica larga…”. Be’ la manica a Rubiera è strettissima, adesso. E io, proprio ora, ho mandato la richiesta di sbattezzo. Sono felice di uscire da questa chiesa che da spazio a chi vomita odio e ferisce delle persone.

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