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Un lettore: “Unicredit fa pagare anche i morti”

Un reggiano, dopo il funerale del padre, è andato in banca e ha chiesto il saldo del conto corrente del congiunto deceduto. L'agenzia si è presa 4 giorni di tempo, nel frattempo ha addebitato ben 120 per "spese costo certificazione successoria". Ha scoperto anche che gli è stato addebitato 1 euro per aver staccato un assegno all'agenzia di onoranze funebri

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REGGIO EMILIA – Riceviamo e pubblichiamo una lamentela nei confronti di una banca da parte di un nostro lettore, Alessandro B.

“Se è vero, come recita l’adagio, che la sfortuna non viene mai da sola, è altrettanto vero che le banche non guardano in faccia nessuno. Neppure i morti. E’ triste e beffarda la storia che ha visto coinvolto Alessandro B. al quale è scomparso il padre recentemente. Dopo il grave lutto, Alessandro si è ritrovato a dover fronteggiare le incombenze burocratiche del caso. Compresa quella di andare in banca a bloccare il conto corrente del padre. E qui la prima sorpresa. Recatosi nella filiale Unicredit presso la quale il congiunto aveva il conto, Alessandro ha chiesto al consulente di banca che gli venisse prodotto il documento che attesta il saldo sul conto corrente del padre al giorno della sua morte. Di fatto una stampa della schermata video col saldo di conto corrente. In tutto una paginetta. Ma la burocrazia è burocrazia e il consulente di banca, dopo essersi preso l’appunto circa i dati del cliente trapassato, si è preso il tempo necessario per la produzione del documento. Circa 4 giorni. In quell’intervallo temporale Alessandro, è andato a controllare, attraverso il servizio di home-banking, quale fosse il saldo sul conto corrente del padre. E qui la scoperta: dopo la morte del genitore, sul conto corrente del padre compariva un addebito di Unicredit medesima di 120 euro, quali “spese costo per certificazione successoria”. In altre parole: la stampa di una schermata video, costava 120 euro. Alessandro, dopo aver verificato presso altri istituti di credito come quella voce fosse singolare e specifica di Unicredit, si rivolge alla filiale presso la quale aveva il conto il padre per chiedere spiegazioni. Il direttore di filiale a quel punto promette di dimezzare la spesa ma di non potere fare altro. Alessandro, trovandosi già in banca, ed essendo anch’egli correntista Unicredit, decide di verificare il proprio conto: e qui la seconda sorpresa. Unicredit gli ha addebitato una commissione di 1 euro per “emissione assegno”. A prescindere dal fatto che quell’assegno era stato utilizzato per pagare le onoranze funebri per la sepoltura del padre, Alessandro è rimasto esterrefatto di come la banca gli avesse addebitato una commissione per il sol fatto di aver pagato le onoranze funebri con un assegno. A quel punto chiede spiegazioni in filiale, e la risposta “è stata sconvolgente” – racconta. “E’ da un po’ di tempo – gli dicono in banca – che Unicredit fa pagare gli assegni, non c’è niente di strano per quanto attiene quella commissione da 1 euro. Piuttosto che cerchi di fare meno assegni possibili….”

“Ritengo invece sconvolgente – commenta Alessandro – come un primario istituto italiano come Unicredit possa speculare a tal punto sui clienti da pretendere addirittura 120 euro per una certificazione, che altre banche non fanno neppure pagare (come il Banco Emiliano, presso cui ho un secondo conto corrente). E lo è ancora di più se si considera che il direttore di filiale ha dimezzato in un batter di ciglia tale balzello: conferma che dietro a quella certificazione non ci deve essere stato un grande lavoro di back office. Dopodiché, la richiesta di una commissione da 1 euro per l’emissione di un assegno (non di un libretto degli assegni, sia ben chiaro) appare davvero kafkiana: qual è il compito di una banca se non quella di custodire i risparmi delle persone (che l’istituto utilizza per concedere prestiti a tassi salati), salvo consentire ai medesimi correntisti di tornarne in possesso dei propri depositi effettuando prelievi e pagamenti, anche in assegni? La commissione sull’emissione di un assegno pare davvero ingiustificata, giacché la tenuta di un conto corrente prevede già delle spese, e l’applicazione di una commissione su un assegno altro non è che pagare due volte per uno stesso servizio. Questa mia disavventura – conclude – vuole essere da monito a tutti coloro che hanno un conto corrente e un invito a recarsi periodicamente presso il proprio istituto per verificare eventuali cambiamenti delle condizioni contrattuali, giacché tali modifiche avvengono più spesso di quanto si pensi, e ancora più spesso non vengono comunicate con chiarezza ai correntisti”.

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