Punto nascita ospedale S. Anna, la politica si muove

Oggi nella sala del Consiglio di Castelnovo Monti incontro con parlamentari, consiglieri regionali e sindaci

REGGIO EMILIA – Oggi nella sala del consiglio comunale di Castelnovo ne’ Monti si è tenuto un incontro istituzionale promosso dal sindaco Enrico Bini e dalla senatrice democratica Leana Pignedoli sul tema del punto nascita dell’ospedale S.Anna.

“Sì è trattato di un primo passaggio istituzionale necessario per fare il punto della situazione in tutta la regione e, in particolare, laddove si sta verificando la medesima criticità del nostro crinale”, ha affermato il sindaco Bini a margine dell’iniziativa, che prosegue “dopo questo primo momento di confronto tra parlamentari, consiglieri regionali e sindaci, ora lavoreremo per coinvolgere il più possibile i cittadini e le associazioni che si stanno impegnando affinché il punto nascita non venga chiuso”.

All’iniziativa ha partecipato anche Enrico Borghi, presidente dell’intergruppo  parlamentare della Montagna che sta seguendo la questione in tutta Italia, ragionando con il ministero su quanto è necessario fare “in Italia rischiamo di muoverci in senso opposto rispetto a quanto stanno facendo nei centri montani in Austria e Germania, laddove hanno previsto equipe mediche che girano sui territori disagiati. Il governo ha dato la disponibilità a introdurre il principio della deroga dei 500 parti, a condizione che ci sia sicurezza e, ancor più importante, ha aperto alla possibilità di elaborare modelli organizzativi flessibili”.

Nel corso di questo primo incontro sono intervenuti i senatori Maria Teresa Bertuzzi di Ferrara, Stefano Vaccari di Modena, i deputati Vanna Iori, Maino Marchi e Paolo Gandolfi le consigliere regionali Roberta Mori e Luciana Serri, molti sindaci dell’Appennino e la giunta del Comune di Castelnovo Monti.

“Credo che questo primo incontro – ha concluso Pignedoli – sia stato molto importante: se non c’è la volontà politica di risolvere la questione, tutti insieme, non sarà semplice venirne a capo. Non parliamo di deroghe una tantum, infatti, ma vogliamo trovare un modo per far si che si possa nascere in montagna con modelli di sicurezza adeguati, magari basandosi sulle integrazioni e la rotazione delle equipe mediche anziché obbligare a lunghi percorsi le partorienti”.