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Post-sisma, Reggiolo entra nella “zona franca”

Proroga al 31 dicembre 2016 dello stato d'emergenza e nuovi strumenti per la ricostruzione. Lo prevede il Decreto Enti Locali, che lunedì approda al Senato

Reggiolo (Reggio Emilia) – La proroga al 31 dicembre del 2016 dello stato di emergenza e nuovi importanti strumenti al servizio degli amministratori locali e delle imprese per proseguire e accelerare l’opera di ricostruzione in Emilia Romagna dopo il terremoto del maggio del 2012 ma anche l’ampliamento del perimetro della zona franca a quattro comuni tra cui Reggiolo. Sono i contenuti del Decreto Enti Locali, approvato dalla Commissione Bilancio, che recepisce la totalità delle richieste del territorio e approderà in aula al Senato per l’approvazione definitiva da lunedì.

“Sono misure di grande rilievo – fa notare il sottosegretario all’Economia Paola De Micheli, emiliana, che sta seguendo da vicino l’iter del provvedimento – perché offrono risposte concrete anche sotto il profilo tecnico e amministrativo a tutte le richieste esplicitate dai territori in queste settimane e quindi abbiamo rispettato gli impegni presi”.

“Nel Decreto, che mantiene inalterato – spiega il Sottosegretario – il plafond di risorse stanziate di 20 milioni, sono state inserite norme più precise per l’individuazione delle imprese beneficiarie delle esenzioni fiscali e delle agevolazioni delle zone franche urbane. C’è un ampliamento del perimetro della zona franca ai comuni di Cento, Carpi, Mirabello, e Reggiolo e una definizione più precisa degli ambiti territoriali, riferiti non solo ai centri storici ma anche ai centri abitati. A questo si aggiunge la proroga dello stato di emergenza per le zone colpite dal sisma al 31 dicembre del 2016”.

“Con queste misure – conclude – la cui conversione in legge è prevista in tempi rapidi, il Governo ha fornito un’ulteriore prova dell’attenzione riservata alle zone colpite dal sisma del 2012 e della volontà di dare risposte efficaci dal punto di vista operativo per velocizzare la ripresa economica e sociale delle comunità emiliane”.