Pd: nasce ReteDem, polemica Gandolfi-De Lucia foto

La presentazione a Palazzo Madama. Il consigliere attacca: "Corrente di ex civatiani ora filo renziani che non vogliono uscire dal Pd perché hanno incarichi"

REGGIO EMILIA – C’è anche il deputato reggiano Paolo Gandolfi nella neonata ReteDem, area della sinistra Pd presentata nelle scorse ore a Roma, nella cornice di Palazzo Madama. Nel gruppo si trovano tanti ex civatiani. A Reggio, dove “Pippo” aveva un forte seguito tanto da avervi per anni riunito il suo Politicamp nazionale, non mancano i riflessi: in particolare Dario De Lucia, consigliere comunale Pd (eletto in  seno agli ex “civatiani eretici” che fanno capo al vicesegretario provinciale Roberta Ibattici), ha punzecchiato Gandolfi – e non solo – affermando che ReteDem è una “corrente degli ex civatiani, ora filo renziani” ma anche che “questo è un ricollocamento politico di chi era vicino a Civati ma non vuole uscire dal Pd perché ha degli incarichi” e di fronte alle reazioni, ha aggiunto: “Non capisco il problema, lo si sapeva da tempo, avevano fatto anche un documento”.

De Lucia inoltre si spinge ad ipotizzare che in ReteDem si collocheranno a breve vari esponenti politici reggiani: “Qui a livello locale secondo me vi aderiranno Mirko Tutino, Andrea Capelli, Silvia Prodi, Lanfranco de Franco, Alessandro Roccatagliati, Marco Gelsomino, il mio amico Nacciù Matteo Nasciuti da Scandiano, più qualche altro orfano”.

Chi sono. Ecco come i fondatori di ReteDem si presentano agli italiani: “… piattaforma di pensiero e di azione che si colloca dentro il Partito Democratico”, si legge in una nota. E ancora: “Rete come connessione, tra persone, tra idee, tra orizzonti. Rete come meccanismo in cui si mettono in moto saperi e competenze. Rete come strumento per interpretare la complessità del contemporaneo. Uno spazio che si pone l’obiettivo di dialogare con i mondi dell’innovazione, dei diritti dell’ambientalismo, delle nuove economie e dei nuovi lavori, allargando la partecipazione a tutti i mondi dell’attivismo civico”.

Il gruppo di parlamentari che hanno dato il via a ReteDem è formato oltre che da Gandolfi (ex assessore a Reggio, oggi presidente dell’intergruppo parlamentare sulla Mobilità di recente chiamato come “consulente” dal ministro DelRio), Giuseppe Guerini, Sergio Lo Giudice, Michela Marzano, Davide Mattiello, Lucrezia Ricchiuti, Grazia Rocchi, Veronica Tentori, Daniele Viotti e Sandra Zampa. Alla base della rete il documento “Il nostro Pd, a sinistra” che ha raccolto già le adesioni di membri di direzione e assemblea nazionale, importanti amministratori e dirigenti del Pd a livello regionale e locale. La nuova area nasce dal percorso della ex “mozione Civati” e si propone “di continuare a lavorare sui temi che sono stati l’unica vera novità politica degli ultimi anni nel Partito Democratico. L’unico spazio – continuano i promotori – in cui poter realizzare concretamente le nostre proposte”.
I sottoscrittori del documento danno appuntamento l’11 luglio per un primo momento nazionale in cui “far ripartire la nostra rete e le nostre idee senza recinti”.

Ma per De Lucia è tutto più semplice: “si cerca una identità e una forza per andare a contarsi ai congressi, primarie, caminetti”.

Renzi e Civati

Renzi e Civati

La discussione. Il giovane consigliere comunale affida a Facebook, come spesso accade, qualche riflessione ma anche qualche bordata agli ex compagni di cordata. Ad esempio la definizione di “filo renziani”, che a Gandolfi non piace proprio dato che proprio nella presentazione di AreaDem Sandra Zampa aveva specificato che uno degli scopi era l’elaborazione all’interno del Pd di un progetto alternativo a quello di Renzi. “Filo renziani in che senso?”, chiede il depuato reggiano al consigliere, che risponde: “Governativi e allineati a Renzi ma non troppo”. Il deputato: “Questa cazzata l’hai letta o lo dici tu?”. La replica: “Paolo, avete presentato oggi il gruppo al senato, trovi articoli nel web”.

Il consigliere non demorde e scrive che Renzi “è il nostro premier e segretario, hai votato la maggior parte delle sue leggi in Parlamento. Non capisco cosa ho scritto di così aggressivo e perché questo atteggiamento. Eravate civatiani, Civati è uscito, vi serve una nuova collocazione, non mi sembra sia necessario un fine analista politico” ma anche “io non parlo di pensiero politico ma di collocazione, le correnti sono fatte per pesarsi nei momenti congressuali o quando subentra una spartizione di potere. Orfani della precedente corrente, hanno fondato la nuova, è semplice”. E poi: “Paolo so che non te lo ricordi e a me non piace farlo pesare ma sei andato a Roma anche grazie al mio supporto, magari una spiegazione che va oltre la parolaccia ci sta”.

Filorenziani o no? Il deputato taglia corto: “Il dato di fatto è la nascita di un nuovo gruppo di ex civatiani, dentro il Pd. La cazzata è che sono filo renziani, ma a questo punto sono confortato dal fatto che sia roba tua e non scritta da altri. Poi quando avrai 100 voti in dissenso dal tuo gruppo ci troviamo e spariamo cazzate insieme. Auguri”. Il riferimento di Gandolfi è alle cento volte in cui ha votato contro (senza contare altre iniziative in aula e fuori) le decisioni del Governo Renzi su temi importanti, a partire dal Jobs Act.

Ma De Lucia vuole avere l’ultima parola: “Si è creata la nuova corrente

Dario De Lucia

Dario De Lucia

degli ex civatiani che non hanno seguito Civati, non ci vedo nulla di male. Non capisco questo imbarazzo, non capisco perché Paolo si incazzi. Se eri contro Renzi uscivi dal Pd, chiaro che se rimani dentro al Pd sei comunque collegato alle politiche di questo governo, non capisco cosa generi imbarazzo, è talmente ovvio“. Betta Sala lo sostiene, riportando che in giro di dice che ReteDem è una corrente con uno scopo: far pesare i propri voti a favore “in cambio di candidature alla prossima tornata elettorale” ma poi affonda: “Ormai il Pd è un insieme di diversi interessi che si autoalimentano e salvaguardano poltrone e posti di potere”.

Cambiamento dall’interno. Nella discussione si inserisce un componente dei probiviri del Pd reggiano, Andrea Davoli: “De Lucia, senti troppo il caldo! Parli a caso”. La risposta: “Andrea, di solito ci prendo…Ho riportato un fatto pubblico, non capisco l’allarmismo”.

Matteo Nasciuti

Matteo Nasciuti

Prende la parola anche il vicesindaco di Scandiano, Matteo Nasciuti, tirato in ballo da De Lucia: “Ma pensare che non si voglia uscire perché si crede in questo partito, e che lo si possa cambiare da dentro, no, vero? ‘Chi vede sempre il marcio il marcio lo ha dentro’ dicevano alcuni anziani scandianesi”. Il consigliere replica: “Siamo troppo vecchi per raccontarci queste cose e sai bene chi frequenti pure tu.  Ripeto: conosco il PD e non ci trovo nulla di male in un ricollocamento di corrente, non capisco questo scalpore e finta indignazione”.

Altre reazioni negative vengono da un esponente politico non emiliano-romagnoli, Mauro Cattaneo:”Dario vivo e milito nello stesso partito ma in un’altra regione. Come te ho sostenuto Civati alle Primarie e oggi aderisco a ReteDem. L’idea che siamo filo-renziani è semplicemente ridicola. Punto”.

D’altronde nel documento fondativi di ReteDem si legge: “Senza fare sconti a nessuno e d’altra parte senza sterili personalismi o posizionamenti puramente strumentali, continuiamo a prenderci la libertà e la responsabilità di condurre le nostre battaglie avendo a cuore il merito delle questioni, affinché il Pd, il nostro partito, sia sempre più simile all’idea e ai valori sui quali è stato fondato, anche con il nostro contributo”. Critici ma costruttivi, insomma.

Le altre sinistre. Giudizio pesante sulla situazione è quello di Michele Lagano, del Pdci: “A cosa servono i 100 voti contro di Gandolfi se i circoli restano chiusi per mesi, questo Pd è padronale, ha perso l’anima e non riesce più a parlare alla propria gente? Forse sarebbe più utile per Gandolfi e gli appassionati dell’ostruzionismo parlamentare, tornare tra le gente, ristabilire la comunicazione con il popolo piddimo piuttosto che combattere contro i mulini a vento! Alla fine gli iscritti chiederanno conto non dei voti “contro” ma di ciò che si è costruito“.

Graziano Montanini

Graziano Montanini

A tagliare la testa alla discussione è Graziano Montanini, esponente di Sel: “Di spunti per fare ironia sui civatiani post-Civati, che prima erano i migliori amici di Pippo e poi hanno detto “no, scusate, noi rimaniamo nel Pd”, ne avresti avuti parecchi, ma è ovvio che renziani non sono. Altrimenti saresti renziano pure tu: stai in un partito dove il tuo segretario è premier, se non fossi d’accordo con quello che fa dovresti lasciare il Pd… Anzi, diciamo che nel Pd in fondo renziani siete tutti, perché è ovvio che Renzi è e sarà il leader per molto tempo e uno può raccontarsela quanto vuole ma se davvero gli fa tanto schifo quello che fa Renzi l’unico modo per cavarselo dalle scatole è quello di votare un altro partito”.