Inchiesta antimafia Aemilia, “C’è di tutto, il quadro è allarmante” foto

Il procuratore Alfonso: "Questi reati sono significativi della capacità di infiltrazione che l'organizzazione criminale ha messo in campo per dimostrare la sua forza. E la fase è ancora suscettibile di evoluzione"

REGGIO EMILIA – “Qui non manca nulla, questi reati sono significativi della capacità di infiltrazione che l’organizzazione criminale ha messo in campo per dimostrare la sua forza. E la fase è ancora suscettibile di evoluzione…”. Così il procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso, tira le somme parlando oggi alla stampa dell’atto di fine indagine (151 pagine) che ha chiuso l’inchiesta “Aemilia”, centrata sulla ricostruzione post sisma e affini. Sono tanti i reati in questione. Le contestazioni della Dda di Bologna contro la ‘ndrangheta al nord sono ripercorse da Alfonso, in scadenza e verso l’incarico di procuratore generale a Milano, al fianco dei suoi due aggiunti, Massimiliano Serpi (vicario) e Valter Giovannini.

I big. Fra circa un mese, stima Alfonso, ci sarà la richiesta di rinvio a giudizio. A gennaio scadono i termini di custodia cautelare, fra settembre e gennaio bisogna celebrare l’udienza preliminare. Le persone attualmente in misura cautelare sono 62, tra custodie in carcere e domiciliari, sei dei quali sottoposti al carcere duro del 41 bis. Si tratta dei soggetti ritenuti capi dell”organizzazione malavitosa: Michele Bolognino, Antonio Silipo, Nicolino Sarcone, Francesco Lamanna, Antonio Gualtieri e Romolo Villirillo (Giuseppe Giglio non comparirebbe nell”elenco). Gli indagati per i quali è stato notificato o si sta per notificare il fine indagini sono 224, tra quelli arrestati e molti altri. Sono 54 gli indagati per associazione a delinquere di tipo mafioso cui si contesta la direzione dell’organizzazione: appunto Sarcone, Bolognino, Lamanna, Gualtieri e Villirillo, oltre a Alfonso Diletto.
Ma sono ritenuti organizzatori anche l’imprenditore Giuseppe Giglio, Salvatore Cappa, Silipo, Gaetano Blasco e Antonio Valerio (gli ultimi due erano stati intercettati mentre ridevano dopo le scosse del 2012 in vista dei possibili “affari”).

“Tutti gli altri gli abbiamo considerati come appartenenti all’organizzazione”, spiega Alfonso. Spiccano anche le posizioni di concorso esterno, in particolare quella dell’ex assessore Pdl del Comune di Parma Giovanni Paolo Bernini e di Augusto Bianchini, Bruno Braga, il giornalista Marco Gibertini, il consigliere comunale di Reggio Giuseppe Pagliani (eletto con Forza Italia), di Roberta Tattini, Fulvio Stefanelli e Giovanni Summo. Senza dimenticare gli ex ispettori di Polizia Antonio Cianflone e Francesco Matacera”.

“Dopo la custodia cautelare, sono stati portati avanti approfondimenti investigativi ulteriori che hanno confermato l’ impostazione”, rimarca il procuratore capo. Oltre alle posizioni principali, sono stati contestati circa 200 reati (i capi di imputazione sono 189, cui vanno aggiunte le contestazioni bis e ter).

Reggio, città infuocata. “Ci sono numerosissime estorsioni oltre ai danneggiamenti collegati, tante usure e incendi. C’è stato un periodo in cui Reggio Emilia era una città infuocata”, ricorda Alfonso, citando la decina di danneggiamenti ai camion.

Altro capitolo è dedicato agli affari dell’organizzazione criminale: ci sono i reati di reimpiego di capitali illeciti, “numerosissime” intestazioni fittizie, alcuni reati sui rifiuti e contravvenzioni collaterali, tante frodi e reati fiscali (fatture per operazioni inesistenti).

Un quadro allarmante. “E’ un quadro molto allarmante”, insiste Alfonso sugli atti, e aggiungendo: “Non è il provvedimento definitivo di richiesta di rinvio a giudizio, perché noi ci aspettiamo che gli indagati possano presentare istanze, richiedere ulteriori elementi di prova o di essere sentiti. Dopodiché, l’indagine sarà chiusa con richiesta di rinvio a giudizio”. Continua Alfonso: “Abbiamo confermato il reato di minaccia alla giornalista” Sabrina Pignedoli, così come si contano “numerosi reati sulle armi per molti indagati, violazione dei sistemi informatici ad opera dei rappresentanti delle forze dell’ordine, episodi di corruzione”.

Nell’ordinanza del gip si segnalavano anche le posizioni di alcuni politici nelle aree di Salsomaggiore, Sala Baganza e Parma: “La posizione in evidenza era quella di Bernini, per la quale il gip non ha ritenuto sussistesse la fattispecie” di concorso esterno. Rilancia però il procuratore capo: “Noi abbiamo ritenuto di dover insistere, riteniamo che gli elementi di prova autorizzino la contestazione. Vediamo in questi giorni cosa avverrà dopo la notifica del fine indagine. Se avremo elementi che ci consiglieranno in maniera diversa siamo pronti, ma allo stato riteniamo che la contestazione sia quella. Anche per l’altro politico raggiunto da misura cautelare”, il consigliere comunale reggiano Giuseppe Pagliani, di Forza Italia. Infine, sul Comune di Salsomaggiore a altri del parmense, Alfonso segnala “nessun elemento particolare da riferire, ma ci sono accertamenti in corso per molti soggetti che non rientrano nell’avviso di conclusione delle indagini”.