Aemilia, rigettati i ricorsi di alcuni indagati

Fra questi quello di Pasquale Brescia, il gestore del ristorante 'Antichi Sapori' di Reggio Emilia dove si erano tenute riunioni tra partecipanti al presunto sodalizio

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REGGIO EMILIA – La sesta sezione della Corte di Cassazione ha rigettato o dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni indagati nell’inchiesta di ‘ndrangheta Aemilia, detenuti che avevano impugnato ordinanze del tribunale del Riesame. A fine gennaio erano state 117 le misure di custodia cautelare eseguite e nei giorni scorsi la Dda di Bologna ha notificato 224 avvisi di chiusura indagine, contestando l’associazione a delinquere di tipo mafioso a 54 persone.

Tra i ricorsi che la Corte ha dichiarato inammissibili, quello della consulente fiscale bolognese Roberta Tattini e di Pasquale Brescia, il gestore del ristorante ‘Antichi Sapori’ di Reggio Emilia dove si erano tenute riunioni tra partecipanti al presunto sodalizio, oltre a Francesco Frontera, Pierino Vetere e Giulio Muto. Ricorso rigettato in toto per Antonio Muto, Pasquale Riillo, Agostino Clausi, Vittorio Mormile e Mario Calesse.

La Corte ha annullato l’ordinanza, rinviandola per un nuovo esame al tribunale Bolognese, per Nicolino Grande Aracri, limitatamente ad un capo di imputazione per un trasferimento fraudolento di beni. Grande Aracri, considerato un boss della ‘ndrangheta, nell’indagine Aemilia non risponde di associazione mafiosa.

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