Volta: “Coop, serve un ricambio generazionale”

Il presidente di Legacoop Emilia Ovest: "Servono partecipazione dei soci e trasparenza. È finito il tempo in cui la critica era vissuta come una devianza"

REGGIO EMILIA – “In questa fase serve un rinnovamento che deve passare da un ricambio generazionale. Occorrono partecipazione dei soci e trasparenza. È finito il tempo in cui la critica era vissuta come una devianza. Chi ha la competenza e la capacità di fare il dirigente cooperativo, vada avanti, chi non se la sente deve farsi da parte e permettere che altri ci provino”.

E’ un invito pressante al rinnovamento generazionale quello che lancia Andrea Volta, 37 anni, presidente di Legacoop Emilia Ovest e non potrebbe essere diversamente vista la sua giovane età. In realtà Volta è il più giovane di una generazione di quarantenni che sta prendendo le redini del movimento cooperativo reggiano. Oltre a lui si possono citare, fra gli altri, Luca Bosi, vicepresidente di Legacoop Emilia Ovest e presidente di Sicrea, Chiara Nasi, presidente di Cir Food. Energie giovani che stanno cambiando il modo di fare cooperazione in un momento difficile, soprattutto per le coop edili che hanno sulle spalle quasi mezzo miliardo di perdite accumulate e debiti ed esposizioni per oltre 2 miliardi di euro. Reggio Sera parte da qui per l’intervista a Volta.

Il settore edile è disastrato, ma altri vanno bene. Oggi la cooperazione reggiana mostra luci e ombre. Come se ne esce?
Questa domanda mi sembra ben calibrata, proprio perché, è vero che stiamo vivendo un momento difficilissimo soprattutto in alcuni settori, ma ci sono anche aspetti che ci rincuorano. Ci troviamo a fronteggiare una crisi devastante e annosa, forse senza precedenti. Inizialmente le cooperative avevano retto meglio grazie ad alcuni fattori peculiari, ma ora il perdurare della congiuntura negativa ha eroso la resilienza che ci era riconosciuta anche dall’esterno. Non esiste la bacchetta magica, ma bisogna rimboccarsi le maniche a tutti livelli: dai gruppi dirigenti ai soci, ai lavoratori, passando anche per la nostra associazione, che è tenuta a rappresentare, promuovere e mediare. Come ho già avuto modo di dire credo che siano tre i pilastri su cui appoggiare il lavoro dei prossimi anni: il ruolo del socio, restituendogli la responsabilità che gli spetta; i progetti delle cooperative, che devono essere adeguati alla situazione del mercato di oggi; gruppi dirigenti altamente competenti e capaci di dare l’esempio, anche quando si tratta di fare dei sacrifici.

Cos’è che non ha funzionato in Coopsette, Unieco, Cmr e Orion?
Il settore delle costruzioni, più di tutti, ha subito contraccolpi rovinosi: ad oggi manca il 70% dei ricavi. Partiamo da questi numeri. L’analisi del comparto è impietosa a livello locale e nazionale. Non solo le cooperative, ma anche la maggior parte delle imprese del settore si trova in situazioni di notevole difficoltà. Molte società hanno chiuso, altre arrancano, altre hanno ristrutturato pesantemente. Quando si parla di cooperative, si tende a parlare di sistema, perché il nostro movimento ha una sua identità e una sua riconoscibilità definite, ma ogni caso è storia a sè. Il nostro ruolo di associazione non è sovrapponibile a quello dell’impresa e io, in qualità di presidente di Legacoop, non posso ergermi a giudice o interferire con le azioni dei dirigenti. Premesso tutto ciò credo che sarebbe stato necessario diversificare, evitando una così grande concentrazione sull’immobiliare, le proprie attività e puntare sull’estero. Poi oggi è facile dire cosa si sarebbe dovuto fare 10 anni fa.

Coopsette ha presentato di nuovo richiesta di concordato. Cosa succederà alla coop di Castenovo Sotto?
Coopsette ha fatto richiesta di accedere ad una procedura concordataria che prevede la continuità aziendale. È importante sottolineare questa cosa, non siamo di fronte alla liquidazione della cooperativa. I piani concordatari prevedono la creazione di un piano che deve passare il vaglio dei commissari giudiziali e che poi dovrà essere votato dai creditori. Nei prossimi mesi tutta la cooperativa dovrà concentrarsi sulla redazione di questo piano. Solitamente sono due i pilastri che reggono queste procedure, il primo è quello di dare la massima soddisfazione possibile ai creditori, senza svendere il patrimonio messo insieme in tanti anni dal lavoro dei soci. Il secondo è quello di individuare la strada più opportuna per proseguire l’attività, valorizzando i lavori che l’azienda ha in portafoglio e facendo tutto quello che è possibile per conservare il maggior numero di posti di lavoro. Sono percorsi molto complessi che prevedono sempre grandi sacrifici, per i lavoratori e per i creditori, ma è anche l’unica strada per dare un futuro ad una cooperativa storica per questo territorio e per il nostro movimento.

Sicrea è diventata una Spa, Coospette ha creato una srl. Il modello cooperativo edile è morto oppure si tornerà a quella forma?
Il modello cooperativo è vivo, viva il modello cooperativo. Non lo dico per orgoglio di parte, ma lo dicono le tante storie e le esperienze che leggiamo anche sui giornali, vedi le imprese salvate grazie ad operazioni di workers buyout, vedi l’interesse crescente verso nuove forme cooperative e nuovi ambiti di applicazione di questo modello di impresa. Le crisi non colpiscono in base al tipo di società. Se fallisce o è in difficoltà un’azienda di capitali non si mette in discussione l’intero paradigma. Spesso succede però alle cooperative, con nostro grande rammarico, ma l’equazione non è corretta, né dal punto di vista logico né da quello economico. Quando un’impresa, anche cooperativa, deve affrontare l’emergenza di una crisi importante occorre mettere in campo tutte le possibilità più efficaci, corrette e utili allo scopo di dare continuità. Non esistono preconcetti e pregiudizi, modelli migliori e modelli peggiori, esistono strategie complesse finalizzate a offrire vie d’uscita dalla crisi, per salvare il maggior numero possibile di posti di lavoro. Inoltre nel settore edile è praticamente impossibile creare una newco, capace di prendere in gestione i cantieri delle cooperative che vanno in liquidazione, in forma cooperativa perché servono capitali.

A che punto siamo con la restituzione del capitale sociale ai soci nelle varie realtà cooperative?
Rispetto agli impegni presi abbiamo restituito oltre 17,5 milioni di euro ai prestatori di Reggiolo, pari al 40% dell’intero importo del prestito. Ai soci di Orion abbiamo restituito il 20%, pari a circa 1,1 milioni e abbiamo l’impegno di arrivare al 40% entro l’autunno di quest’anno. Voglio precisare che quando dico “abbiamo restituito” intendo dire che ci sono state delle cooperative che hanno messo le risorse per poter fare queste collette di solidarietà. Non è l’organizzazione politico sindacale ad avere queste risorse, noi abbiamo il dovere di fare la sintesi e coordinare la restituzione. In ultimo mi lasci anche dire che siamo gli unici ad aver fatto questo tipo azioni, senza che nessuno ci obbligasse.

In questi giorni si parla molto di rinnovamento nel settore cooperativo. Lei stesso ha meno di 40 anni. E’ ora di cambiare i vertici di molte coop soprattutto edili?
Credo che in questa fase ci sia bisogno di un grande rinnovamento. E non si può parlare di rinnovamento senza pensare al ricambio generazionale, altro tema a fondamento del modello cooperativo. Sono giovane, ma vivo nel mondo della cooperazione da diversi anni e rimango dell’idea che in cooperativa occorra cercare il coinvolgimento di tutti. Ho sempre creduto che questo faccia la differenza tra la nostra forma di impresa e le altre: lavorare e decidere insieme. I temi della governance e della partecipazione dei soci devono rappresentare una risorsa inalienabile e non un dovere da adempiere o peggio una complicazione da gestire. È finito il tempo dove la critica era vissuta come una devianza. In questo senso credo sia ormai necessario porsi la questione della modifica degli statuti, prevedendo delle procedure che garantiscano l’accesso alle informazioni e i necessari controlli sulla gestione che il gruppo dirigente mette in atto, in particolare nelle grandi cooperative, ma non solo. Insomma quello che sostengo è che chi ha la competenza e la capacità di fare il dirigente cooperativo con le caratteristiche che abbiamo elencato e mettendoci la faccia, vada avanti, chi non se la sente deve farsi da parte e permettere che altri ci provino.

C’è una cooperazione che va male, ma anche una che va bene. Parliamo anche delle realtà felici
Per fortuna l’elenco delle cooperative che vanno bene o molto bene è lungo. Faccio solo alcuni esempi. Come accennavo prima, il nostro territorio è tra i più interessati dal fenomeno dei workers buyout. Faccio tre nomi Arbizzi, Greslab, Art Lining. Queste sono cooperative che lavorano in tre settori diversi e che nel 2014 hanno avuto bilanci con degli utili, rispettando o migliorando i loro piani industriali. Queste sono esperienze che ci dimostrano come la forma cooperativa sia tutt’altro che finita, ma anzi sia ancora viva e attuale proprio nel suo primo principio, quello della mutualità, che ancora oggi dopo più di 150 anni risponde ad una parte dei bisogni di chi si mette insieme e lavora ad un progetto serio e ben fatto. Un’altra esperienza importante è quella della cooperazione di comunità. L’ultimo numero del Corriere Imprese ha dedicato una pagina interna alle cooperative di comunità della regione: su 7, 6 sono in Emilia occidentale. I risultati che stanno venendo sono importanti perché danno delle risposte a dei territori e a delle comunità che altrimenti sarebbero abbandonati. L’ultimo settore che cito è quello nel quale ho lavorato fino alla fine del 2014: la cooperazione sociale. Per questo settore è un momento complesso. Penso al tentativo di aumentare l’Iva sulle prestazioni sociosanitarie; penso all’atteggiamento di alcune amministrazioni locali che immaginano di togliere dei servizi alle coop per darli alle Asp con la conseguente perdita di posti di lavoro per i nostri soci, penso al rapporto con il sindacato che non sempre riconosce nel giusto modo il valore e l’importanza delle nostre attività, preferendo sempre e comunque il pubblico. Penso alla cooperazione di inserimento lavorativo, che dovrà affrontare delle gare con la municipalizzata che potrebbero mettere a serio rischio l’intero settore. Ma nonostante tutte queste cose sono aumentati i posti di lavoro e i bilanci 2014 sono buoni. Insomma è un settore dove c’è tanta energia.