Sel: “Ospedale unico montano per salvare maternità”

I consiglieri regionali Taruffi e Torri: "Regione tratti con il governo per sperimentarlo"

CASTELNOVO MONTI (Reggio Emilia) – Un ospedale unico dell’Appennino per salvare dalla chiusura i punti nascita in montagna che sono sotto gli standard fissati a livello nazionale. E’ la proposta dei consiglieri regionali di Sel, Igor Taruffi e Yuri Torri, che in un’interrogazione invitano la giunta Bonaccini ad aprire una discussione col Governo “per studiare e rivedere gli attuali standard valutando la possibilita’ di un progetto pilota di ospedale unico a sedi distaccate, il quale, grazie a mobilita’ del personale e flessibilita’ organizzativa e formativa, possa garantire il parto e l’attivita’ ginecologico-ostetrica vicino alle famiglie”.

Allo stesso modo, Sel chiede alla Regione di “sostenere presso il ministero la proposta di sperimentare negli ospedali dell’Emilia-Romagna situati in zone montane il progetto pilota ”Nascere in montagna”, per il mantenimento in sicurezza dei punti nascita anche al di sotto dello standard nazionale dei 500 parti all’anno”.

Secondo Torri e Taruffi, del resto, la presenza “di servizi essenziali e di qualita’ nel settore sanitario e’ cruciale per impedire lo spopolamento della montagna che in altre Regioni, inseguendo logiche centralistiche, e’ avvenuto in maniera massiccia”. A livello nazionale e’ stato stabilito un minimo di 500 parti all’anno come standard di sicurezza, fissando il bacino di utenza ottimale per avere una maternita’ tra gli 80.000 e i 150.000 abitanti.

Ma “buona parte dei punti nascita situati in zone montane difficilmente possono rientrare negli standard di sicurezza stabiliti dalle sopracitate normative”, rimarcano i consiglieri regionali di Sel, che chiedono alla giunta Bonaccini di “aprire un dialogo” con i territori in vista del Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera, per “giungere a decisioni condivise” che mettano insieme “le esigenze di sicurezza in ospedale con le condizioni orografiche”.