Mafie, Libera: “A Reggio emergenza è legame fra cosche”

Dossier Associazione in Comissione comunale: "Far luce anche su Casalesi"

REGGIO EMILIA – Le “saldature operative” tra le cosche della ‘ndrangheta e il clan campano dei Casalesi sono la nuova frontiera dell’antimafia in provincia di Reggio Emilia. Lo afferma Lugi Frigerio uno degli autori del quarto dossier curato dalla fondazione “Libera Informazione” per la Regione, presentato questa sera in commissione in municipio a Reggio e intitolato “Mosaico di mafie e antimafia”.

Il volume e’ uscito a marzo, due mesi dopo la bufera giudiziaria dell’inchiesta Aemilia, i cui echi erano ancora fortissimi nella citta’ del Tricolore. Ma secondo la Fondazione di Libera era un epilogo annunciato: “Del famoso incontro al ristorante Antichi sapori- spiega Frigerio – ne avevamo gia’ scritto e avevamo avuto dei segnali da almeno due anni. Quindi non siamo rimasti sorpresi”. A sorprendere semmai “alcune sottovalutazioni anche della classe politica e il coinvolgimento di diverse categorie, compresa quella dei giornalisti. Perche’ non dimentichiamo che accanto ai cronisti minacciati, ce ne sono altri che si sono prestati ad operazioni non proprio cristalline”.

L’inchiesta della Dda bolognese, aggiunge Frigerio, “e’ solo la punta di un iceberg, non si sa ancora quanto profondo”, ma proprio i legami tra le diverse organizzazioni criminali presenti sul territorio, e’ secondo libera un terreno da sondare. Frigerio ricorda infatti che “le cosche sono molto pragmatiche e se ci sono affari da fare si annullano i confini territoriali”. L’esponente della fondazione di Libera osserva anche che “se per quanto riguarda la ”ndrangheta c’e’ stata una buona collaborazione con i magistrati, la stessa sinergia non c’e’ tra la Dda di Bologna e quella di Napoli. Quindi molte cose che nascono la’ si perdono qua, e viceversa”.

Frigerio ribadisce infine che anche “la ricca tradizione delle cooperative ha segnato un po’ il passo” e anche questo settore e’ oggi esposto alle infiltrazioni. Per anni, conclude l”autore del dossier, “l’errore e’ stato pensare che la pressione venisse esercitata solo attraverso la categoria della violenza, mentre oggi le pressioni riguardano anche il denaro e si esercitano su tutti i settori” (Fonte Dire).