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Gandolfi: “La peggior malattia della sinistra è la divisione”

Il deputato Pd: "L’analisi dei flussi di voto ci dice che 7 su 10 dei voti persi dal PD sono andati in astensione. Renzi è giovane e forte, ma da solo non arriva da nessuna parte neanche lui"

REGGIO EMILIA – “Sono convinto che la peggior malattia della sinistra è la divisione e temo che ci siamo ammalati di nuovo. Con i ballottaggi per il Pd si è conclusa male questa tornata elettorale. Il risultato è deludente anche se ciò non toglie che dopo tre anni di elezioni, politiche, europee, regionali e amministrative, il centrosinistra governa il Paese, 17 regioni su 20 e 81 capoluoghi di provincia, contro il 26 del centrodestra e i 5 dell’M5S. In questo momento l’Italia è governata dal centrosinistra come mai in passato e questo impone al PD una responsabilità straordinaria e alle varie opposizioni un pizzico di modestia.

Detto questo io mi limiterò a guardare in casa PD. L’astensionismo aumenta. E’ un fenomeno preoccupante, ma non irreversibile, che segnala sfiducia nella politica e nelle istituzioni. Metto i motivi in ordine di gravità. La questione etica oltre che morale, che riguarda non solo chi ruba, ma anche la convivenza passiva con chi illegalmente si arricchisce attorno alla gestione della cosa pubblica. La qualità dell’azione politica, perché in un periodo di crisi i cittadini si aspettano risposte, e non solo da chi governa.

Tutti i giorni a tutte le ore nei talk show, va in onda un teatrino di politici che litigano che alla lunga stanca e infastidisce. Una quarta ragione dell’astensionismo riguarda direttamente il PD, vista la quantità di cittadini che ha preferito non votare piuttosto che votarci. L’analisi dei flussi di voto ci dice che 7 su 10 dei voti persi dal PD sono andati in astensione. Il messaggio è chiaro, qualcosa non va. Le ragioni dell’astensione degli elettori PD assomigliano a quelle generali, ma sono molto specifiche e legate tra loro. Le voglio analizzare puntualmente.

Renzi è tornato sulla terra. Un anno fa alle europee il PD aveva beneficiato dell’effetto fiducia innescato da Renzi, un ondata di speranza inattesa aveva risvegliato anche un voto dormiente che oggi si è ritirato, riportando il PD e Renzi nella normalità della politica nostrana. Peccato, ma la normalità in genere è una buona cosa. Il potere logora. Cambiare le cose crea tensioni, l’immobilismo delle trattative infinite annichilisce. La scelta è chiara, andare avanti con le riforme, se ci si prende i risultati arriveranno, se si sbaglia si perderanno le elezioni. Fare tanto e in fretta aumenta la possibilità di fare errori e ne stiamo facendo anche noi. Dobbiamo governare, concludere la legislatura e correggere gli errori.

La qualità conta. La necessità di fare le riforme e la fretta sono necessità oggettive in Italia e fa bene Renzi a procedere a passo spedito. Curare la qualità eviterebbe però i pasticci che ci sono stati, ad esempio sulla scuola o sugli immigrati. La qualità delle persone al Governo e al partito è fondamentale, non si governa un grande paese da soli e se si vuole andare veloci tutte le componenti devono reggere.

Rottamazione tradita. Innegabilmente il Renzi rottamatore rispondeva ad un bisogno di ricambio che la politica italiana, ma gli scandali che coinvolgono seconde file del PD e gli alleati di governo tradiscono quello spirito, inoltre le necessarie mediazioni politiche hanno prodotto il Renzi 2 che non vince. La rottamazione come strumento di lotta politica va superata, ma rottamare la disonestà annidata nel PD è ancora una necessità.

La sinistra esiste. Chi racconta che destra e sinistra non esistono più scopre poi che se la destra si organizza e la sinistra sta a casa e si finisce a perdere le elezioni. Se il PD non riesce a motivare gli elettori di sinistra si farà la fine del 2001 e del 2008 e soprattutto si governa male, perché la sinistra ha molte cose belle e popolari da fare, tenerla in un angolo e ridurla ad una rabbiosa sequenza di no non conviene a nessuno. Ricominciamo a fare cose di sinistra, la lista è pronta.

La divisione. Lo scontro politico interno al PD tra turborenziani e rancorosi antirenziani è molto dannoso e spesso travalica il merito, puoi scoprire che chi osteggiava le preferenze oggi le promuova e chi inneggiava alle primarie oggi le rifiuti. Fuori dalle trincee per favore e via gli elmetti, parliamo del merito delle questioni e fidiamoci gli uni degli altri.

Fuori dal PD c’è una sinistra frammentata, c’è una destra xenofoba e pericolosa, c’è il populismo inconcludente dei 5 stelle e oggi c’è il redivivo Berlusconi. Il PD è l’unico partito rimasto, popolare e democratico, facciamolo funzionare usiamolo per migliorare e rafforzare l’azione di governo, Renzi è giovane e forte, ma da solo non arriva da nessuna parte neanche lui.