Acqua pubblica, gli acampados sotto al municipio

Presidio dalla sera di sabato 13 fino al consiglio comunale del pomeriggio di lunedì. "La decisione della direzione Pd è un triplice schiaffo alla democrazia"

REGGIO EMILIA – Dopo gli indignados spagnoli, ora tocca agli acampados reggiani che si accamperanno davanti al municipio per difendere l’acqua pubblica. Non si fa attendere la risposta dei comitati reggiani per l’acqua pubblica a quello che per i referendari e’ un vero e proprio “schiaffo alla democrazia, alla coerenza e all’intelligenza”.

Contro la decisione assunta dalla direzione del Pd di non sostenere il progetto di una newco pubblica e i tentennamenti dei sindaci del territorio, compreso quello del Comune capoluogo Luca Vecchi, i comitati organizzano infatti una “acampada” che rimarra’ ininterrottamente davanti al municipio dalla sera di sabato 13 giugno fino al consiglio comunale del pomeriggio di lunedi’ 15.

La manifestazione
Per festeggiare il quarto “compleanno” del referendum del 2011 inoltre, sempre nella giornata di sabato e’ prevista una manifestazione in piazza Casotti a partire dalle 17.30, a cui ha gia’ aderito anche Sel Reggio Emilia. Altri presidi informativi ai cittadini sono infine previsti il 19 e il 20 giugno nell’area del Park Vittoria. Numerose le rivendicazioni dei comitati che mettono in primis sotto accusa il Partito democratico. La decisione presa dalla direzione del partito di non sostenere il percorso di ripubblicizzazione dell’acqua messo in campo dall’assessore Mirko Tutino, e’ infatti definita “un triplice schiaffo alla democrazia perche’ la decisione spetta ai consigli comunali e non al Pd”, alla coerenza “perche’ i sindaci hanno deliberato piu’ volte, a partire dalla fine del 2012, di voler ripubblicizzare l’acqua” e infine all’intelligenza perche’ “gli studi di fattibilita’ di questi anni, pagati con soldi pubblici, hanno dato esito positivo”.

Piano B rispedito al mittente
Anche il cosiddetto “piano B”, che prevederebbe una societa’ mista pubblico-privata, viene rispedito al mittente: “E’ una truffa perche’ in quattro anni di lavoro nessuno e’ mai venuto a spiegarcelo e non e’ accettabile che ci venga presentato solo ora a due mesi dalla scadenza”, commenta Cesare Schieppati, del comitato Acqua Bene Comune. Gli fa eco Francesco Fantuzzi che entra invece nel merito della sostenibilita’ economica del progetto.

“Siamo qui per rivendicare il rispetto di un referendum avvenuto quattro anni fa e che sembra che nessuno piu’ ricordi e voglia disattendere nei fatti. Per ricordare che il Comune di Reggio ha votato il 22 dicembre del 2012 una risoluzione che chiedeva a gran voce l’acqua pubblica e il lavoro di un forum provinciale che e’ andato nella direzione di un progetto industriale che comunque sta in piedi”, afferma Fantuzzi. Il civico prende poi di petto quella che, in queste settimane, e’ apparsa come la “nemesi” del referendum, ovvero l’aumento delle tariffe. “In realta’- dice Fantuzzi- il meccanismo di determinazione della tariffa che e’ stato messo in piedi per aggirare l’esito del referendum e’ proprio la garanzia della sostenibilita’ finanziaria del progetto industriale sull’acqua. Se infatti si considera che all’interno della tariffa si remunerano anche gli oneri finanziari e quelli fiscali, automaticamente in bolletta vengono coperti tutti i costi aggiuntivi anche se non si hanno i capitali per sostenere un investimento”.

Il comitato contesta le cifre del debito
Il comitato contesta poi le cifre del debito che, secondo il Pd, ricadrebbe sui Comuni se decidessero di aderire alla nuova societa’ pubblica. In particolare, e’ sempre Fantuzzi a parlare “non si capisce perche’ venga tirato in ballo anche il debito in capo ad Agac infrastrutture dal 2005. Perche’ si cita questo dato, quando i Comuni sono soci da almeno 10 anni? Che tipo di favori si vogliono favorire?”. In sostanza quindi, da 200 milioni di oneri per i Comuni, ne andrebbero sottratti almeno 70 relativi a investimenti che le amministrazioni hanno gia’ in parte saldato. L’ammontare del debito sarebbe quindi circa di 125 milioni.

“E’ ora di dire le cose come stanno: e’ Iren che non vuole la ripubbliciazzazione perche’ rischia di saltare per aria e l’unico modo per evitarlo e’ mantenere all’interno la gestione dell”acqua”. Fantuzzi e’ un fiume in piena: “Chi non vuole l’acqua pubblica – sottolinea – e’ anche un personaggio molto potente che oggi sta a Roma e ha amministrato questa citta’ per 10 anni. Noi abbiamo ben chiaro di cosa si sta parlando, forse si possono trovare le soluzioni”. La sensazione insomma, conclude il comitato, “e’ oggi che la decisione sia gia’ stata presa. La politica se ne assumera’ le responsabilita’. Ora la cosa piu’ importante e’ informare i cittadini che sono stati presi in giro” (fonte Dire).