Trascrizione matrimoni gay a Reggio, dure critiche ad Alfano

L'Avvocatura per i diritti LGBTI - Rete Lenford attacca il ministro: "Una forzatura al limite dell'abuso di potere la sua"

REGGIO EMILIA – “Alfano ha nuovamente calpestato i principi dello stato di diritto, disattendendo la recente sentenza con la quale il Tar del Lazio ha accertato l’illegittimità del potere amministrativo di disporre la cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni same sex celebrati all’estero”. Dopo la cancellazione ad opera del prefetto di Reggio Emilia, della trascrizione dei matrimoni gay celebrati all’estero, l’Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford attacca il ministro Alfano.

Il provvedimento del prefetto è avvenuto a seguito di una nota ministeriale che lo invitava a “procedere senza indugio” alla cancellazione. Scrive l’Avvocatura: “L’ordinanza del prefetto rivolta al sindaco ha prodotto l’annullamento delle trascrizioni, determinando per l’ennesima volta una situazione di illegittimità e di prevaricazione di facoltà e prerogative che, come ha accertato lo stesso Tar, appartengono unicamente al Giudice ordinario”.

Aggiunge l’avvocato Maria Grazia Sangalli, presidente di Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford: “Nessuno può cancellare un atto dai registri di stato civile se non ottemperando a un provvedimento giudiziale reso all’esito di un giudizio che garantisca ogni diritto di difesa: diversamente si produrrebbero situazioni di abuso che incidono sullo status dei cittadini e sui loro rapporti: il ministro di un governo xenofobo potrebbe, un domani, ordinare la cancellazione dal registro di un matrimonio interraziale”.

E poi rivolge un appello al governo: “Il ripristino del principio dello stato di diritto e della divisione dei poteri è questione che dovrebbe interessare tutti, a partire dal governo del quale questo ministro fa parte, al quale chiediamo di non avallare oltre questa situazione di illegalità”.

La vicenda reggiana arriverà anche in Parlamento dato che Alberto Nicolini, segretario provinciale Arcigay, ha scritto ai senatori Sergio Lo Giudice (PD, ex presidente nazionale Arcigay) e Maria Mussini (reggiana, Gruppo Misto, ex M5S) per chiedere un intervento con una interrogazione parlamentare “per capire come sia possibile che una circolare ministeriale già cassata dal TAR del Lazio venga applicata in Emilia Romagna”.

Alla lettera (inviata sia sull’indirizzo mail del Senato che tramite Facebook) ha già risposto pubblicamente la reggiana Mussini, annunciando l’interrogazione e la partecipazione agli eventi della Terza settimana reggiana contro l’omofobia (dal 6 al 17 maggio): “Caro Alberto, grazie per il riconoscimento dello sforzo che sto facendo per uno stato laico, che garantisca diritti e libertà nel quadro di un accordo sociale in cui tutti si sentono partecipi e tutelati nella realizzazione libera e cooperativa della loro vita sia privata che pubblica. Il grosso guaio del nostro paese è che spesso la tutela dei diritti passa per il tribunale, in troppi settori della nostra vita, lavorativa e affettiva”, ha spiegato la senatrice reggiana.

“In commissione giustizia si può fare tanto e piano piano si creano le condizioni per andare avanti; certo oggi a me pare che il quadro normativo sia sfalsato rispetto alla vita vera: a volte è indietro, a volte è sconfessato nella pratica. In entrambi i casi il singolo si deve rivolgere a un giudice. Un cammino duro e complicato ma da non smarrire”.