Spese pazze, chiesto il processo per 16 ex consiglieri Pd

Sono accusati tutti di peculato. Ci sono anche i reggiani Giuseppe Pagani, Marco Barbieri e Rita Moriconi

BOLOGNA – Chiesto il rinvio a giudizio per 16 consiglieri regionali del gruppo Pd della scorsa legislatura. Fra questi ci sono i reggiani Giuseppe Pagani, Marco Barbieri e Rita Moriconi. La procura di Bologna lo ha chiesto per il periodo che va da giugno 2010 a dicembre 2011 e la richiesta riguarda tutti i consiglieri indagati che avevano ricevuto l’avviso di fine indagine, per gli stessi importi, ad eccezione di Antonio Mumolo e Paola Marani. Per loro, la Procura ha firmato una richiesta di archiviazione perchè i giustificativi e le pezze d’appoggio portati agli inquirenti hanno convinto i magistrati.

Fra le richieste di rinvio a giudizio, firmate dai pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari e vistate dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, c’è anche quella per Matteo Richetti, ex presidente dell’assemblea legislativa e ora deputato.

L’unica posizione che in precedenza era stata stralciata e poi archiviata era stata quella di Stefano Bonaccini che, prima delle elezioni da cui sarebbe risultato presidente della Regione, chiese e ottenne di farsi interrogare dai Pm.

Dei sedici ex consiglieri del gruppo Pd, solamente due hanno ancora un ruolo politico: Richetti e Damiano Zoffoli, che nel febbraio scorso è stato eletto al parlamento europeo. Tutti gli altri indagati per cui è stato chiesto il processo non sono più eletti: si tratta di Marco Monari, Marco Barbieri, Marco Carini, Thomas Casadei, Gabriele Ferrari, Vladimiro Fiammenghi, Roberto Garbi, Mario Mazzotti, Roberto Montanari, Rita Moriconi, Giuseppe Pagani, Anna Pariani, Roberto Piva e Luciano Vecchi.

L’ex capogruppo Monari risponde di peculato sia per le proprie spese sia per l’omesso controllo sui rimborsi autorizzati agli altri consiglieri, indagati per peculato. Gli importi contestati sono gli stessi che erano contenuti negli avvisi di fine indagine del novembre scorso: allora, le spese indebite del gruppo pd ammontavano a 940.000 euro, l’importo più alto di quelli emersi nell’inchiesta (ma il gruppo, con 18 indagati, era anche quello più numeroso).

Il nuovo presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, commenta: “Pieno e grande rispetto per i magistrati, che devono fare il loro lavoro. Ma c’è da augurarsi che lo facciano nel tempo più celere possibile: è nell’interesse di tutti. Ci sarà modo per i consiglieri coinvolti di potersi difendere e, conoscendoli, non ho dubbi che saranno in grado di dimostrare la liceità dei loro comportamenti- aggiunge Bonaccini – in ogni caso, pieno rispetto del lavoro che i giudici fanno e se possibile poterlo fare in tempo breve”.

Commenta Richetti: “Per casi assolutamente identici è stata chiesta l’archiviazione. La mia situazione, dove non esistono spese ‘anomale’ o riguardanti tipologie non consentite, ma anzi, tutte regolarmente autorizzate e rendicontate, viene messa nel calderone generale. Adesso si va davanti ad un giudice, che stabilirà dove sta la verità. E io sono molto, molto tranquillo”. A Richetti sono contestati rimborsi per 5.000 euro tra giugno 2010 e dicembre 2011.

L’ex consigliere regionale reggiano, Giuseppe Pagani, scrive su Facebook: “Sono ovviamente amareggiato ma non sorpreso per un provvedimento che sento profondamente ingiusto. Vorrei ricordare che stiamo parlando di spese per poco più di 5000 euro in 24 mesi per le quali ho presentato ampia documentazione a giustificazione, della inerenza. Non ho mai utilizzato risorse del gruppo x interessi o afffari personali. Tutte le spese sono relative ad iniziative politiche istituzionali legate alla mia funzione ho svolto autonomamente iniziative di formazione ed informazione sui temi politici della regione ed istituzionali. Ho mantenuto un livello sobrio di spesa e improntato alla sobrietà la mia attività ho rinunciato al vitalizio fin da subito, rinunciato ai rimborsi chilometrici, rinunciato a oltre il 50% del budget previsto per la presidenza della commissione facendo risparmiare alla amministrazionene regionale oltre 400.000 euro. Per questo pur amareggiato sono fiducioso e sereno con la mia coscienza. Il resto, la sofferenza per ciò che ritengo una grande ingiustizia, appartiene a me, alla mia coscienza e alle tante persone che sento vicine”.