Sì della Cgil alla fusione dei comuni montani

Il sindacato: "E' un'occasione per rafforzare il governo locale e tutelare i cittadini"

REGGIO EMILIA – La Cgil di Reggio Emilia saluta con favore il referendum del 31 maggio, che chiama i cittadini di Collagna, Busana, Ligonchio e Ramiseto ad esprimersi sul processo di fusione tra Comuni del crinale reggiano e si fa parte attiva nel favorire la partecipazione alla consultazione.

Per il sindacato infatti “rappresenta un’occasione importante per il futuro di questo territorio. Percio’ e’ necessario che tutta la popolazione si rechi alle urne per esprimere il proprio voto sulla proposta”. In generale, la Camera del lavoro sostiene “tutti i percorsi di aggregazione dei piccoli Comuni, quando questi hanno dietro un progetto chiaro per migliorare la risposta degli Enti locali ai bisogni degli abitanti”.

Non tanto quindi, viene sottolineato, “per una valutazione economica, di breve periodo, sulle nuove risorse in arrivo in caso di fusione, o per i risparmi che deriveranno dalla unificazione delle attuali quattro ”macchine amministrative”, ma piuttosto per mantenere la possibilita’ di decidere sulla offerta dei servizi e sui progetti di infrastrutture necessarie al territorio attraverso la prossimita’ delle istituzioni ai cittadini, in un rapporto diretto tra amministratori ed elettori”.

Tutto questo, aggiunge la Cgil, “vale a maggior ragione per realta’- come in questo caso – che per le loro caratteristiche demografiche e socio-economiche rischiano di essere ancora di piu’ emarginate dai processi decisionali che usciranno dalla riforma del sistema degli Enti locali ( nuova Provincia, aree vaste, rafforzamento del peso della Regione )”.

Dunque bisogna “accettare la sfida di immaginare un nuovo, piu’ efficace sistema di governo locale, giocata sulla capacita’ del nuovo Comune, se vedra’ la luce” e “di indirizzare lo sviluppo sociale ed economico di quest’area verso un rilancio basato sulla sostenibilita’, partendo dai suoi valori distintivi e dalle sue potenzialita” inespresse”. Anche nell”ottica di “contrastare lo spopolamento e l’invecchiamento, favorire l’insediamento di nuove attivita’, valorizzare le produzioni della montagna e l’ambiente”.

Nel merito della fusione dei Comuni la Cgil ha poi gia’ detto pubblicamente che bisognera’ articolare il nuovo Comune sul territorio attraverso la costituzione di quattro municipi, corrispondenti agli attuali Comuni, “che devono poter esprimere pareri ed indirizzi sugli atti della amministrazione ed avere potere decisionale sulle materie di carattere locale, per esempio in tema di offerta ed organizzazione dei servizi pubblici nelle frazioni”.

In questo caso, spiega il sindacato, “non si tratta di dare soddisfazione ad un inutile campanilismo, ma di garantire la prossimita’ dei servizi e la partecipazione attiva dei cittadini in un territorio che per la sua vastita’, la polverizzazione dei nuclei abitati e la difficolta’ degli spostamenti, ha bisogno di Istituzioni vicino alle persone e non al contrario di vedere le persone spostarsi per cercare le Istituzioni”.
Per questo si ritiene “che un ”nuovo Comune” piu’ grande e piu’ autorevole nel rapporto con gli altri livelli amministrativi possa elaborare da subito un progetto programmatico di mandato, con gli indirizzi di investimento, sia in materia di opere pubbliche propriamente dette che di offerta dei servizi sul territorio, utilizzando le risorse economiche aggiuntive che si renderanno disponibili in seguito alla fusione”.

Quindi, “fatto salvo il rispetto della volonta’ popolare, da verificarsi domenica 31 maggio”, se l’esito del referendum sara’ positivo la Cgil, “in quanto rappresentante dei bisogni di gran parte dei cittadini, si dichiara sin d’ora interessata a partecipare attivamente alla realizzazione di questo progetto”.