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I tagli della Fornero e le pensioni d’oro degli intoccabili

Difficile spiegare a un pensionato che deve contribuire al bene del Paese con 1.200 euro netti al mese quando, chi ne guadagna tre volte tanto, non sborsa un centesimo

REGGIO EMILIA – Pensionati e sindacati vanno in piazza Prampolini, stasera, in collegamento diretto con Ballarò per parlare di pensioni e vitalizi degli ex parlamentari. Un accostamento che non deve sembrare populistico perché, a fronte del blocco della perequazione (adeguamento istat) imposto dalla riforma Fornero (recentemente definita incostituzionale dalla Consulta) a chi percepisce dai 1500 euro lordi in su, purtroppo non si è visto nessun taglio alle pensioni d’oro degli ex parlamentari.

Anzi, nel gennaio scorso, la Camera dei deputati ha bloccato un emendamento alla riforma costituzionale che prevedeva la rideterminazione, con effetto retroattivo, in base a parametri più equi delle pensioni degli ex parlamentari, vitalizi inclusi.

Qui, come è noto, è il Parlamento a dover decidere perché la riforma Fornero non si applica ai nostri ex deputati e senatori. Ebbene, una proposta di modifica, presentata nel gennaio scorso dal deputato di Scelta Civica Andrea Mazziotti, volta rideterminarne gli importi, è stata respinta. A favore dell’emendamento si erano espressi Scelta Civica, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia. Contrario il PD di Renzi, contraria la Lega di Salvini, contraria Forza Italia.

Assistiamo quindi a una politica che impone sacrifici ai cittadini che percepiscono pensioni nette da 1.200 euro al mese e che non vuole rideterminare trattamenti che, come minimo, ammontano a tre volte tanto. Si capisce bene perché gli ex parlamentari reggiani non vogliono venire a parlare di questa cosa nella trasmissione di Ballarò. Difficile guardare in faccia un pensionato che guadagna 1.200 euro netti al mese, dall’alto dei propri 3.000 e passa e spiegargli come mai tu non hai voluto contribuire al bene del Paese e lui sì.

Difficile anche spiegare la frase di Renzi di oggi quando dice, sempre sulle pensioni, alla luce della sentenza della Consulta, che “noi verificheremo cosa dice la sentenza e poi vedremo. La sentenza non dice che bisogna restituire tutto”. Appellarsi ai cavilli legislativi in un clima di questo tipo non pare molto saggio. Bisognerebbe fare i conti e restituire tutto fino all’ultimo centesimo. E poi, se mancano dei soldi, fare una bella legge e andare a riparametrare le pensioni degli ex parlamentari.