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Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

Gandolfi: acqua pubblica, superare ibrido pubblico-privato

Il deputato Pd: "Il risultato oggi è un sistema ibrido, debole nella competizione del mercato e che al tempo stesso non risponde più direttamente ai cittadini sulla qualità dei servizi"

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REGGIO EMILIA – “Intervengo sull’acqua pubblica non solo perché il tema è d’attualità, ma soprattutto perché dietro c’è un problema molto più grande, la qualità dei servizi pubblici. Il dibattito italiano è infuocato dallo scontro ideologico tra pubblico e privato, ma nella pratica esiste un sistema di aziende private sostenute da capitale pubblico. Un brutto ibrido tra pubblico e privato.

E’ come se avessimo ingoiato alla mattina lo spirito di Fanfani e al pomeriggio quello della Thatcher e cercassimo di gestire le cose con questi due che si azzuffano nella testa. Il risultato è un sistema ibrido, debole nella competizione del mercato e che al tempo stesso non risponde più direttamente ai cittadini sulla qualità dei servizi. Governo, Regioni, Province e Comuni hanno quote in società private che si occupano di energia, rifiuti, strade autostrade, edilizia, trasporti e di tante altre cose, secondo una soluzione che vuol far convivere le finalità pubbliche e le regole del privato. Questo ibrido ha pregi e difetti, ma questi ultimi tendono a peggiorare nel tempo.

A prescindere dalla quota di partecipazione pubblica, con queste società private si generano alcuni problemi, li elenco.

1. La governance aziendale (stipendi dirigenti, relazioni sindacali, etc.) segue logiche private di cui poi si chiede conto alla proprietà pubblica.
2. La qualità dei servizi erogati è sempre meno controllabile, né tramite gare ben fatte, né tramite gestione diretta.
3. Tariffe, tasse, contributi che costituiscono la remunerazione del servizio erogato si mischiano, a volte anche per servizi diversi, all’interno dei bilanci aziendali diventando spesso indistinguibili.
4. Gli investimenti sono incerti e qualificano il patrimonio della spa nel sottinteso che questa sia pubblica.
5. Le dinamiche societarie riservano sorprese, per esempio quando operazioni non “core” e inosservate producono deficit, debiti o partnership tossiche o impresentabili. Sono difetti comuni al modello italiano, presenti però anche nelle nostre aziende.

L’alternativa possibile
A mio giudizio l’alternativa c’è e si chiama pubblico pubblico e privato privato, con maggiore coerenza tra teoria e prassi e buona pace di Thatcher e Fanfani. Da un lato i servizi pubblici universali, quelli remunerati prevalentemente o in toto da tasse o contribuzioni pubbliche (quindi sempre fiscalità), esempio: sanità, scuola, trasporto pubblico e certamente l’acqua. Dall’altro i servizi, anche pubblici, remunerati prevalentemente da tariffe se non addirittura dal mercato.

Per questi servono società private in sana competizione tra loro e un forte soggetto pubblico di regolazione, con magari le reti e le infrastrutture scorporate e controllate dal regolatore. Siccome poi il mercato dei servizi non è uniforme sul territorio, le autorità di controllo e le società pubbliche delle infrastrutture avrebbero il compito di compensare il sistema a favore delle aree deboli. Troppo spesso in tema di servizi, si finisce per parlare di aziende, questioni societarie, quotazioni, fusioni, competizione, quando il tema vero è la qualità del servizio pubblico erogato. L’unica maniera che hanno i rappresentanti dei cittadini di controllare la qualità e i costi dei servizi è quella di fornirli direttamente o scegliendo l’offerta migliore, con gare vere e ben fatte. Importa poco che il gatto sia bianco o nero se acchiappa i topi.

Avanti con l’acqua pubblica
Oggi si tendono ad evidenziare i problemi e i rischi che comporta la creazione di una azienda pubblica per l’acqua, ma non sarebbe una sfida vera se non ci fossero. L’altra domanda è, però: quali rischi e problemi ci saranno a tenersi le cose come stanno? Avremo una gestione sobria dell’azienda? Controlleremo la qualità del servizio e le tariffe? Ci saranno gli investimenti? Non avremo debiti sul groppone? Se non faremo la società pubblica dell’acqua il tema cadrà di interesse, ma quando partirà il dibattito sulla prossima fusione tra multiutility, in mezzo alla discussione su merger, advisory e assessment cosa ne sarà dell’acqua?

In passato la politica reggiana ha saputo ottenere risultati che nel lungo periodo si sono rivelati straordinari, lo ha fatto abbinando l’ispirazione ideale con una prassi pragmatica e cauta. Questa è una occasione per rifarlo.

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