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Fuga da Reggio: 10.500 lavoratori all’estero in sei anni

I dati della Camera di commercio: ci sono 70.000 lavoratori vulnerabili (la meta' interessata da ammortizzatori sociali) e il 54% dei pensionati e' sotto la soglia dei 750 euro al mese

REGGIO EMILIA – Non saranno proprio tutti dei “cervelli in fuga”, ma i numeri non lasciano spazio a dubbi: Reggio Emilia diventa meno attrattiva e in molti scappano all’estero. E’ uno dei dati salienti del quarto rapporto sulla coesione sociale del territorio realizzato dall’osservatorio della Camera di commercio reggiana e presentato oggi.

Nelle pagine del ponderoso studio, curato dal sociologo Gino Mazzoli di Praxis, si legge infatti che dal 2007 al 2013 sono 2.609 i reggiani emigrati verso l’estero con un trend crescente in questi anni che ha raggiunto il picco di 516 persone trasferitesi proprio nel 2013. Il dato sale inoltre, secondo il rapporto, a quasi 10.500 italiani “scappati”, considerando anche chi si e’ spostato in cerca di lavoro, ma senza cambiare residenza.

Il documento stima infine che la spesa pubblica sostenuta per la formazione degli “emigrati” italiani si aggiri intorno ai 252.000 euro, numero che moltiplicato per le oltre 10.000 persone andate all”estero, sfonda il tetto del miliardo di euro. Non sono del resto solo gli italiani che, complice la crisi, hanno deciso di partire. Sempre tra il 2007 e il 2013 hanno infatti cercato fortuna fuori dall”Italia anche 2.511 cittadini stranieri che risiedevano a Reggio, 10.044 considerato anche chi ha mantenuto la residenza formale sul territorio. Non a caso le “rimesse” degli immigrati, ovvero i soldi inviati nei Paesi d”origine, sono verticalmente calati tra il 2011 e il 2013 da 79 a 60 milioni.

La fotografia scattata dall’osservatorio, spiega quindi Mazzoli, “e’ quella di una provincia fino a pochi anni fa ancora forte, ma sempre piu’ vulnerabile. E oggi che le fragilita’ si sono trasformate in poverta’, ci si puo’ chiedere se non si sia assistendo ad una vera e propria fuga”. Per il sociologo il fenomeno non ha ancora superato il livello di guardia ma, nello stesso tempo, “non sembra facilmente reversibile”.

Le cause dell'”esodo” dei reggiani sono poi scandagliate dal rapporto, che ha preso in considerazione circa 90 indicatori economici e sociali. Reggio, si legge nel volume, soffre in primo luogo demograficamente, con meno 1.000 abitanti nel 2014, e solo 133 bambini in piu’ in un decennio. Ma anche l’economia, fatta eccezione per l’export che ha toccato il valore di nove miliardi nel 2014, registra note dolenti.

I “quasi poveri” (14.000) sono infatti raddoppiati in tre anni dal 2011, ci sono 70.000 lavoratori vulnerabili (la meta’ interessata da ammortizzatori sociali) e il 54% dei pensionati e’ sotto la soglia dei 750 euro al mese. Non solo: tra il 2008 e il 2014 i disoccupati sono costantemente aumentati fino a raggiungere le 18.400 unita’ e i giovani reggiani che non studiano ne’ lavorano sono il 15,4% tra i 15 e i 24 anni.

Anche dal fronte dei servizi sociali non arrivano notizie migliori. Per ogni 100 anziani sopra i 75 anni, della provincia ci sono 13 badanti e 1,2 posti in centro diurno, con un nettissimo sbilanciamento a favore del badantato e famiglie sempre piu’ in difficolta’ (per ragioni economiche, ma forse anche per la rigidita” dell”offerta pubblica) nell”accesso al pubblico, come attesta il consistente calo dell’utenza dei centri diurni e degli asili nido.

Una situazione complessiva, insomma, a fronte della quale “occorre un’azione congiunta di intensita’ inedita da parte delle forze politiche e sociali, degli operatori economici e delle istituzioni, per rilanciare Reggio Emilia non banalmente come la citta’ dei primati in una societa’ complessivamente in crisi, ma come un territorio in cui la coesione e’ valore ed e’ azione, e’ principio fondativo ed obiettivo da ricercare costantemente”, afferma il presidente della Camera di commercio, Stefano Landi.

Una linea condivisa anche dal curatore del rapporto Mazzoli, che a proposito commenta: “Serve fare squadra tra i diversi attori locali per rendere piu’ attraente questo nostro ancora ricco e vitale territorio” (Fonte Dire).