Acqua pubblica, un sogno da oltre 200 milioni di euro

Circa 130 dovranno essere dati a Iren e altri 80 serviranno per pagare i debiti di Agac Infrastrutture. Le incognite di un piano ambizioso e sullo sfondo lo spettro e la lezione di En.Cor

REGGIO EMILIA – Duecentodieci milioni di euro. Segnatevi bene la cifra, perché tanto costerebbe fare l’acqua pubblica a Reggio Emilia. La società pubblica che volesse prendere in mano il servizio di Agac Infrastrutture, dividendola da Iren, dovrebbe dare 130 milioni circa ad Iren e sborsarne altri 80 per coprire i debiti che ha Agac Infrastrutture. Sono queste le cifre di cui si parla quando si deve prendere in esame il discorso di ripubblicizzare l’acqua e sono queste le cifre da cui bisognerà partire a tre anni dal referendum che ha visto vincere i sì.

Le cose vanno a rilento nella costituzione nel processo di ripubblicizzazione e scorporo del servizio idrico da Iren, ma non c’è da stupirsene viste le cifre in ballo e visto che, finora, al di là delle enunciazioni di principio, è mancata una chiara strategia che portasse a preparare un piano Industriale (decidere cosa dovrà fare il nuovo gestore e come dovrà organizzarsi), un piano economico-finanziario per poi trovare le risorse per finanziarlo, scrivere lo Statuto del nuovo gestore pubblico e decidere che forma giuridica dovrà avere.

Sono domande ancora in gran parte inevase. Intanto, però, stanno cominciando ad emergere le cifre. Partiamo dai 210 milioni di euro. Secondo quanto recentemente dichiarato dall’assessore comunale Mirko Tutino, uno dei maggiori fautori della ripubblicizzazione dell’acqua, il passaggio nella gestione del servizio idrico da Iren a una società pubblica dovrebbe avvenire con il supporto di un pool di banche e della Cassa depositi e prestiti che potrebbe ridurre di molto la necessità di avviare rapporti con le banche commerciali.

Tuttavia resta il problema di come, specialmente alla luce del patto di stabilità, impatteranno questi costi sui bilanci dei comuni che sono gli azionisti di Iren e che dovranno chiedere finanziamenti alle banche per acquistare quote della nuova società pubblica.

L’aspetto positivo della faccenda è che il fatturato annuale della gestione del servizio idrico è di 70-80 milioni di euro. Resta però da vedere quali sarebbero gli utili di questa gestione e in quanto tempo si potrà rientrare, pagando gli interessi, dalla spesa di 210 milioni di euro. Dovendo pagare interessi che, solo nei primi dieci anni, secondo gli esperti, dovrebbero ammontare a circa 60 milioni di euro.

Il rischio, a questo punto, è che, per ridare i soldi con gli interessi alle banche, si possa addirittura assistere a un rialzo delle tariffe. Sarà anche interessante capire cosa ne pensano i sindaci del territorio dato che già alcuni si stanno sfilando da Iren, uscendo dal patto di sindacato o vendendo azioni fuori dal patto, oppure sono su posizioni molto critiche nei confronti della multiutility.

L’acqua pubblica è sicuramente un tema importante e di grande impatto sociale. Ma bisognerà capire esattamente, nel dettaglio, come impatterà la decisione di ripubblicizzarla sugli enti pubblici, sui conti della nuova società e quanti Comuni ci staranno sul territorio. Soprattutto perché, su un tema simile, in provincia è già stato registrato un fallimento. Parliamo del caso En.Cor, la srl che nel 2007 il comune di Correggio volle fondare allo scopo di realizzare una rete di teleriscaldamento alimentata da piccole centrali a cogenerazione funzionanti a fonti rinnovabili a biomassa liquida o legnosa e che finì schiacciata con 28 milioni di debiti e costrinse il sindaco Marzio Iotti alle dimissioni.