Pornografia minorile, perquisizioni anche a Reggio

Nell'ambito di un'inchiesta di contrasto alla pornografia minorile della polizia coordinata dalla procura distrettuale per i minorenni di Catania

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REGGIO EMILIA – Perquisizioni anche a Reggio Emilia nell’ambito di un’inchiesta di contrasto alla pornografia minorile della polizia coordinata dalla procura distrettuale per i minorenni di Catania. Le perquisizioni in tutto sono una ventina in sedici città italiane. Le indagini, a carico di maggiorenni e minorenni, sono eseguite dalla Polizia postale.

Tutto è inizato con una 15enne di Siracusa che inviato una fotografia intima al fidanzato su WhatsApp e poi è finita in una rete di pedopornografi ricevendo minacce, richieste insistenti di avere altre foto e anche un tentativo di ricatto. I genitori si sono insospettiti perché qualcosa non andava nel comportamento della figlia e nel suo smartphone hanno trovato messaggi, minacce, altre foto.

La famiglia ha chiesto aiuto a don Fortunato Di Noto, poi la denuncia alla Polizia postale di Catania e l’inizio delle indagini durate circa un anno che ha permesso di individuare una rete di porno pedofili composta da 20 persone, la metà minorenni, tra gli adulti due con precedenti specifici, residenti a Catania, Siracusa, Ragusa, Palermo, Caltanissetta, Reggio Calabria, Potenza, Avellino, Roma, Reggio Emilia, Lucca, Milano, Torino, Cuneo, Treviso e Venezia.

I particolari dell’operazione sono stati resi noti stamattina dal dirigente della Polposta Marcello La Bella, con il procuratore capo del Tribunale per i minorenni Caterina Aiello e Silvia Vassallo, che ha coordinato le indagini.

L’operazione è stata chiamata sexting, per via della moda diffusa specialmente tra adolescenti, di scambiarsi foto di particolari del proprio corpo tramite il web e i social. Una pratica che incentiva l’attività dei pedopornografi con conseguenze a volte dolorosissime, come il suicidio delle giovani vittime.

Durante le perquisizioni sono stati sequestrati smartphone, tablet e computer e ricostruite le conversazioni, spesso con toni minacciosi, tra adulti e i minori adescati on-line. Venti persone, di cui dieci minorenni, sono attualmente indagati.

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