Migranti, Reggio mobilitata contro i Cpr: “Gestiti come lager”

8 febbraio 2024 | 14:26
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Migranti, Reggio mobilitata contro i Cpr: “Gestiti come lager”

Cgil, Arci e Città migrante contrari ai Centri per i rimpatri: “Gli stranieri sono una risorsa per il Paese”

REGGIO EMILIA – No a nuovi centri per i rimpatri (Cpr) in Emilia-Romagna e chiusura di quelli – dieci – attualmente oggi esistenti in Italia. E’ il messaggio lanciato da Cgil, Arci, e associazione “Città migrante” di Reggio Emilia nell’ambito della mobilitazione che vede oggi presidi davanti alle Prefetture di Ferrara, Bologna, Parma, Forlì e Rimini e che culminerà in una manifestazione regionale il 2 marzo a Ferrara.

Le strutture progettate per trattenere temporaneamente i migranti senza documenti mentre le autorità decidono sul loro status e sulle procedure di espulsione, “sono in realtà gestite gestite come carceri, veri e propri lager con problemi di sovraffollamento e carenza di cure mediche adeguate, dove però sono detenute persone che non hanno commesso alcun reato”, afferma Luca Chierici, della segreteria della Camera del lavoro.

“E se qualcuno scappa ed entra in clandestinità – prosegue Chierici – non solo rischia di finire nelle mani della criminalità organizzata ma incide anche sulla percezione di sicurezza e dell’emergenza immigrazione, che invece è ormai un fenomeno strutturale”. Per l’esponente della Cgil vanno invece potenziate le politiche di accoglienza e integrazione “per scardinare il paradigma dell’immigrato criminale e anche perché, come dimostrano i numeri dei decreti flussi, abbiamo bisogno di lavoratori stranieri”.

Sulla stessa linea Federica Zambelli, portavoce di Città migrante che, ricordando il recente suicidio di un migrante nel cpr di Roma, evidenzia: “Questi centri, di cui non vogliamo un abbellimento delle condizioni ma la chiusura, sono anche il simbolo di una legge sull’immigrazione che esclude le persone ai margini senza pensare che i migranti sono invece una grande risorsa”.

Zambelli punta in particolare il dito contro le modifiche della normativa sull’accoglienza “con i tagli di risorse che hanno portato, ad esempio, ad eliminare importanti strumenti di integrazione come i corsi di italiano”. Inoltre, aggiunge l’attivista, “per alcune casisiste di richiedenti asilo si sono inasprite le maglie, per cui tra qualche mese potremmo assistere alla ‘clandestinizzazione’ di persone che il permesso di soggiorno lo hanno già ottenuto”. Per Mirco Marmiroli dell’Arci reggiano, la bussola nelle politiche sui migranti “deve restare quella dei diritti umani, della solidarietà e della libertà”.