Lavoro, la Cisl: “A Modena e Reggio pochi ispettori”

17 febbraio 2024 | 18:56
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Lavoro, la Cisl: “A Modena e Reggio pochi ispettori”

La segretaria della Cisl Emilia Centrale, Rosamaria Papaleo: “Sono 61 su un totale di 126.000 imprese, così è una presa in giro”

REGGIO EMILIA – “Quando chiede un grande Piano nazionale, con soldi e personale per i controlli, ha ragione da vendere Luigi Sbarra, perché assieme a noi che siamo sui territori denuncia la follia di un Paese che dice di voler più controlli per prevenire le morti sul lavoro e poi schiera 31 ispettori a Reggio Emilia e 30 a Modena, per un totale di 126.000 imprese. Chiamiamola col suo nome: è una presa in giro”.

Così la segretaria della Cisl Emilia Centrale, Rosamaria Papaleo, interviene dopo il disastro nel cantiere Esselunga di Firenze, fornendo i dati definitivi del 2023 sulle morti bianche e sugli infortuni nelle due città emiliane. Nel dettaglio, scrive il sindacato, dal consuntivo negli open data Inail emerge che “Modena registra 15 morti sul lavoro (sette dei quali nel settore delle costruzioni), uno in più del 2022″, mentre a Reggio Emilia “gli incidenti mortali sul lavoro sono aumentati del 133%, passando da tre a sette”.

E anche se “calano leggermente gli infortuni, stiamo sempre parlando di 23.107 casi, vale a dire 63 infortuni al giorno: 40 a Modena e 23 a Reggio”. Dati che portano la Cisl a chiedere “alle persone che lavorano, alle imprese e alle istituzioni: questi sono numeri normali o sono la polaroid di un’indecenza?”. Di buono, scrive la Cisl, c’è che “a Modena e Reggio sono stati attivati i tavoli provinciali previsti dal patto regionale”. Questo, osserva però il segretario generale aggiunto con delega alla Sicurezza sul lavoro Domenico Chiatto, “non basta: servono controlli, e per farli occorre non solo una strategia, ma del personale, che costa”.

Purtroppo, sottolinea Chiatto, “questo è un Paese dove gli ispettori del lavoro e i loro colleghi che fanno funzionare la macchina amministrativa lo scorso autunno sono stati costretti a scioperare per denunciare la situazione in cui si trovano ad operare. Una su tutte: in un contesto tecnologico obsoleto, dove accedere ad alcune banche dati è ancora proibitivo, è urgente ottenere la piena incrociabilità dei dati e delle informazioni”.

E l’esponente della Cisl non solo chiede investimenti in prevenzione, ma indica anche dove trovare i soldi, ricordando che “a livello nazionale Inail dispone di ben due miliardi di euro, risorse che non possono essere usate solo per ripianare i conti statali, ma devono essere dedicate alla formazione dei rappresentanti di lavoratori e dei lavoratori stessi”.

Oltre a questo, per Chiatto “è indispensabile utilizzare parte di questi due miliardi sulle nuove tecnologie intelligenti (Ia) che possano contribuire a prevenire gli infortuni sul lavoro”. Infine, per il sindacalista “manca ancora un indirizzo normativo preciso di limitazione del subappalto selvaggio anche nei cantieri edili, il settore a maggior tasso infortunistico”.

Da qui la richiesta del segretario nazionale della Cisl Luigi Sbarra di un Piano nazionale che preveda “più controlli, più ispezioni e più ispettori sul territorio, più risorse, banche dati incrociate, rating sociale per le imprese, con una patente a punti che premi le realtà virtuose, un grande investimento su prevenzione e formazione e una stretta sulle sanzioni”. Per questo il sindacato “ha dato il via ad una mobilitazione nazionale con assemblee nelle fabbriche, nei cantieri, negli uffici e nei luoghi della produzione”.