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Processo Aemilia, la Cgil: “Siamo solo agli inizi”

Serata alla Camera del lavoro con i cronisti di giudiziaria che seguono le udienze: "Le dichiarazioni rilasciate dai pentiti in aula fino ad oggi, hanno aperto nuovi scenari"

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REGGIO EMILIA – A poco piu’ di due mesi dal secondo anniversario degli arresti dell’inchiesta Aemilia (avvenuti il 28 gennaio 2015), il “film” dell’omonimo processo di ‘ndrangheta in corso a Reggio Emilia deve ancora entrare nel vivo. Perche’ le dichiarazioni rilasciate dai pentiti in aula fino ad oggi, hanno aperto nuovi scenari che difficilmente non si trasformeranno in altrettanti filoni di indagine. E’ in sostanza il quadro emerso lunedi’ sera, dall’incontro promosso nella sede della Cgil provinciale dallo stesso sindacato, insieme ad Anpi, Auser e Libera.

Un’assemblea pubblica moderata dai cronisti giudiziari Tiziano Soresina della ‘Gazzetta di Reggio’, e Paolo Bonacini, ex direttore di Telereggio e collaboratore del Fatto Quotidiano (che segue le udienze per la Cgil), dedicata per la prima volta ad un’analisi su dati oggettivi e senza veli a quanto succede nell’aula “bunker” del palazzo di giustizia di via Paterlini. Ed e’ lo stesso Bonacini ad affermare: “Il processo sta per cominciare. Dopo un anno e mezzo di udienze iniziamo a sviscerare gli intrecci tra la ‘ndrangheta e la vita collettiva di questa provincia. Un processo che mette alla sbarra non solo i mafiosi, ma anche una comunita’, chiedendole di interrogarsi su come si e’ arrivati a questo punto”.

Ma che i tempi del rito ordinario (la cui sentenza e’ indicativamente prevista per marzo del prossimo anno) potrebbero allungarsi, lo dicono anche i recenti sviluppi giudiziari sottolineati da Soresina. Che evidenzia la valanga di vecchi e nuovi testimoni, tra cui nomi eccellenti come l’ex sindaco Graziano Delrio e Maria Sergio, moglie di quello attuale Luca Vecchi, che gli avvocati della difesa hanno chiesto di poter riascoltare a contro prova delle dichiarazioni dei pentiti.

Ci sono poi i numeri monstre del procedimento, il piu’ grande processo per mafia italiano, dopo quello celebrato nell’aula bunker di Palermo negli anni ’80, partito nella notte del 28 gennaio 2015 con 117 arresti. Gli imputati rinviati a giudizio sono pero’ 240 di cui 54 per associazione di stampo mafioso (articolo 416 bis). Nel rito abbreviato celebrato a Bologna che si e’ concluso ad aprile del 2016 ci sono state 58 condanne, 17 patteggiamenti e 12 assoluzioni. La sentenza di appello, arrivata nel settembre di quest’anno ha ribaltato la situazione per due imputati, condannandoli. Uno dei due e’ il politico reggiano di Forza Italia Giuseppe Pagliani condannato a quattro anni. Quattro persone condannate in primo grado sono invece state assolte.

Il rito ordinario, quello che si svolge a Reggio, ha invece raggiunto con quella in corso oggi le 140 udienze, in cui si stanno dibattendo le posizioni di 147 imputati. Ad aiutare gli inquirenti ci sono tre collaboratori di giustizia: Antonio Valerio e Giuseppe Giglio gia’ ascoltati e Salvatore Muto, di cui oggi e’ iniziato il contro esame. A loro si aggiunge Rocco Femia implicato nel processo black monkey per il gioco d’azzardo. Imponenti anche i numeri dei testimoni: circa 350 dell’accusa e 600 chiamati dalla difesa. E ancora 78 parti offese, 32 parti civili e 500 milioni di beni ad oggi sequestrati. Le carte processuali – che aumentano ogni giorno – sono formate da 150.000 fogli: impilate sarebbero alte quanto un palazzo di 20 piani. Numeri che Soresina e Bonacini hanno “riscaldato” spiegando l’articolazione della “locale” di Cutro in Emilia, i suoi affari (dalla droga alla falsa fatturazione) e l’attuale fase di “riorganizzazione”, di cui i roghi dolosi avvenuti negli ultimi mesi in provincia potrebbero essere spia.

Il tutto condito da piccoli “cammei”, non scevri da tratti cupi. Uno lo enuclea Soresina, sottolineando come: “Per la prima volta abbiamo un magistrato sotto scorta. E non e’ uno a caso ma Cristina Beretti che rappresenta la giustizia a Reggio, perche’ non solo fa parte della Corte del processo, ma e’ anche il reggente del tribunale e il suo presidente in pectore”. Nella sala gremitissima, in cui non mancano politici come i consiglieri comunali Andrea Capelli (capogruppo del Pd), Norberto Vaccari e Gianni Bertucci (M5s), Mauro Vicini esponente di Mdp e il sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini, viene invitato a prendere la parola anche il direttore della ‘Gazzetta di Reggio’ Stefano Scansani.

Che nel suo intervento “socio-politico e non giudiziario” invita il sindaco Luca Vecchi, piu’ volte tirato in ballo nell’aula del processo in relazione alle parentele di sua moglie, ad alzare un argine definitivo contro questi attacchi. Scansani chiede “per quanti mesi andiamo avanti in queste condizioni. Non con il sospetto, ma con questa tensione. Non ho chiesto al sindaco di provare o meno qualcosa, stiamo scherzando. Gli ho chiesto che si inventi qualcosa per chiudere, altrimenti nella prossima campagna elettorale non parleremo di sviluppo della citta’ ma solo di questo. Sara’ un massacro”. Insomma “se, giustamente si decide di ricandidare questo sindaco, immaginate cosa puo’ succedere. Bisogna trovare una soluzione in anticipo”, afferma il direttore (Fonte Dire).

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