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Omicidio di Reggiolo, se Napalm51 mette mano alla pistola

La colpevolezza di Dall'Oglio andrà dimostrata in tribunale, ma a ben pensarci, il suo odio e la sua violenza, che oramai appartiene a molti, fa altrettanta paura di quella mafia che è stata spesso evocata dai media in questi giorni

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REGGIO EMILIA – “Non è un delitto di mafia, ma non per questo è meno inquietante”. Le parole dell’ufficiale dei carabinieri, nel post conferenza stampa, turbano. Sì, perché Giampaolo Dall’Oglio, il presunto assassino di Francesco Citro, avrebbe agito, secondo gli inquirenti, per futili motivi. Liti di vicinato. Cose del tipo “i bambini fanno troppo rumore”, “mi fai cadere le briciole sul piano di sotto scuotendo la tovaglia”.

Ma se è così, allora, forse il carabiniere ha ragione. E’ perfino peggio. Perché le probabilità, per un cittadino qualsiasi, di finire in mezzo a una guerra di mafia sono veramente ridotte al lumicino, ma l’eventualità che il tuo vicino di casa impazzisca no. Chi scrive è consapevole dell’incremento esponenziale delle tensioni condominiali negli ultimi anni e la cronaca quotidiana trabocca di questi episodi. Basti pensare alla strage di Erba.

Sempre più spesso riportiamo notizie di liti fra vicini che, per fortuna, si concludono in modo meno cruento di questo caso. Tuttavia fanno riflettere. Se andiamo a vedere il profilo Facebook di Dall’Oglio scopriamo che si poteva definire un vero “hater”, ovvero uno di quelli che sfogano il proprio odio sugli altri on line (non solo, a dire il vero, nel caso del 63enne arrestato, ndr).

Il presunto omicida non nascondeva le sue passioni di estrema destra e l’interesse per il Movimento 5 Stelle. Seguiva, ad esempio, le pagine dei “Patrioti italiani”, degli “Italiani compatti”, di “Un’Italia senza comunisti” e “Il mio credo si chiama Mussolini”. Le pagine che visitava on line erano quelle ispirate al più becero populismo, con una passione per le “fake news”, le notizie false che spesso si diffondono in maniera virale sulla rete.

Viene alla mente, ma qui purtroppo in salsa tragica, il famoso Napalm51 interpretato dal bravissimo Maurizio Crozza. Un personaggio che schiuma odio dietro la tastiera di un computer, rappresentazione iconica della nostra società, di un individuo sempre più scollegato dagli altri che, nello stesso tempo, grazie ai social network, vive l’illusione di contare qualcosa.

Peccato che, forse non a caso, Facebook ci dia solo quell’illusione. In realtà ci stiamo trasformando in tante monadi, ognuna sempre più arrabbiata con i propri simili, ma poi, purtroppo, del tutto innocue per un sistema che teme, giustamente, gli individui che si organizzano in gruppi e non i singoli che vomitano rabbia dietro a un computer.

La colpevolezza di Dall’Oglio andrà dimostrata in tribunale, ma a ben pensarci, il suo odio e la sua violenza, che oramai appartiene a molti, fa altrettanta paura di quella mafia che è stata spesso evocata dai media in questi giorni. Dobbiamo forse preoccuparci di più del Napalm51 che è dentro ognuno di noi che della ‘ndrangheta?

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