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Sicurezza scuole reggiane, Mussini interroga il Ministro sui fondi

Dopo i crolli nel plesso scolastico di Via Verdi di Reggio e, a Rivalta, della vetrata della palestra della Scuola “Don P. Borghi”

REGGIO EMILIA – “Calcinacci e vetri in frantumi rappresentano un campanello di allarme ineludibile e la vera misura della distanza che passa tra i proclami e il concreto quotidiano di scuole che non solo non sono diventate belle, come promettevano Giannini prima e Fedeli poi, ma oggi sono sempre meno sicure. Che cosa aspettiamo?”.

Lo afferma la vicepresidente del Gruppo misto Maria Mussini che ha appena presentato un’interrogazione per rendere noto al Ministero dell’Istruzione il grave rischio corso da diversi alunni e il disagio causato all’attività didattica dal crollo del soffitto di alcune classi del plesso scolastico di Via Verdi di Reggio Emilia, con cantiere in corso per interventi di manutenzione e, nonostante ciò, scelto come sede temporanea dei bambini della scuola primaria Bartali, anch’essa sottoposta a interventi strutturali. Una vicenda di mala gestione per la quale Mussini chiede alla ministra Fedeli di verificare responsabilità e soluzioni, e a cui si è aggiunto pochi giorni fa anche il crollo della vetrata della palestra della Scuola “Don Pasquino Borghi” di Rivalta.

“Il fatto che i cedimenti si siano verificati quando le scuole erano chiuse non deve spingere ad archiviarli come piccoli incidenti di percorso. Le somme destinate all’edilizia scolastica nell’ambito del progetto ‘Scuolebelle’, avviato dal MIUR nel 2014, non sono affatto sufficienti a far fronte alle reali esigenze di Reggio e dell’Emilia Romagna, che necessiterebbero invece di interventi manutentivi radicali. Il Ministro deve spiegare come intende affrontare il problema e in che tempi”.

Un’interrogazione doverosa quella di Mussini, dal momento che la documentazione relativa agli interventi realizzati in attuazione del progetto “Scuolebelle” è pubblicata sul sito web istituzionale del Ministero solo ed esclusivamente per il biennio 2014/2015, ma non per gli anni successivi, così da non consentire una verifica sui fondi stanziati e sul loro effettivo impiego.