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Delitto Reggiolo, la Scientifica sul posto con la vedova fotogallery

L'indagine sul delitto di Villanova si presenta difficile. I tecnici incaricati dal Pm Salvi stanno ancora raccogliendo prove nel condominio e nel garage dei Citro

VILLANOVA (Reggiolo) –  Sono ancora al lavoro i tecnici della polizia scientifica nel condominio di via Papa Giovanni XXIII a Villanova, dove stanotte è stato ucciso a colpi di pistola Francesco Citro. A presidiare l’ingresso della palazzina due carabinieri, mentre tra agenti in borghese, periti balistici e tecnici in tute bianche è un gran via vai di investigatori. Sul posto con loro anche la vedova, la giovane Milena, che ha aiutato i poliziotti a frugare il garage, ed un particolare una cassettiera, alla ricerca di qualcosa che evidentemente riveste una certa importanza nelle indagini.

La famiglia Citro abita in un appartamento al primo piano di un complesso residenziale composto da varie palazzine di due piani che si sviluppano attorno ad un cortile centrale: un condominio ordinato e pulito, di recente costruzione, all’interno di un piccolo quartiere a pochi passi dalla chiesa e dai campetti da calcio della frazione reggiolese. Al piano terra vi sono i garage: davanti a quello della vittima c’è una vasta area delimitata da nastri dove sono ben visibili i resti dell’incendio della VW Golf del giovane autotrasportatore, e delle speciali schiume azzurre usate dai Vigili del fuoco per domare il rogo doloso della vettura, appiccato tre ore prima del delitto.

I vicini di casa sono sconvolti, c’è chi in silenzio sosta ad osservare la scena a qualche metro di distanza, chi passa davanti alla casa con passo veloce e testa bassa, guardando di sottecchi i resti dell’incendio. Chi si fa il segno della croce e chi scuote la testa con gli occhi lucidi. I Citro erano una giovane famiglia stimata dai vicini; non avevano mai dato problemi di sorta ed anzi, proprio per la loro gentilezza e la presenza dei due bambini, erano benvoluti. Tra i vicini anche un anziano calabrese che in lacrime parla con affetto dei quasi compaesani (“Loro sono di Torre Melissa, io di un paese vicino”); un altro invece pensa con profonda tristezza ai due piccoli orfani, ben conosciuti perché  “giocano spesso con i miei nipotini”.

Sul posto, poco prima delle ore 16, sono arrivati anche Nicola Di Rose, fratello della vedova, con la moglie, molto tesa e aggressiva verso la stampa. Gli investigatori li hanno fatti inizialmente sostare lontano dall’ingresso della casa – dovevano entrare a prendere abiti ed oggetti, presumibilmente dei bambini di Francesco – , e la donna, nervosissima e terrorizzata dalla possibilità di essere fotografata, ha iniziato a minacciare querele per la semplice presenza dei giornalisti sul suolo pubblico. Un modo abbastanza frequente di scaricare l’angoscia nei momenti di lutto così devastante, speculare all’atteggiamento presenzialista di altri parenti di vittime che invece cercano a tutti i costi la telecamera e il salotto televisivo.