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Controllo di vicinato, Montecchio recluta i giovani “tiratardi”

Tra i progetti che “Montecchio sicura” ha in programma c’è quello del controllo notturno

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REGGIO EMILIA – Quanti sono i gruppi “ufficiali” di controllo di vicinato? I protocolli siglati con la Prefettura sono sette, compreso quello del capoluogo. Reggio vanta una “Rete dei Comitati”, coordinata da Corrado Grasselli, in cui confluiscono una dozzina di associazioni: sia quelle che si battono per una maggiore vivibilità dei quartieri, che i gruppi focalizzati sul tema sicurezza e lotta la degrado come “Fogliano sicura”, “Bagno sicura” e “Gavassa quartiere sicuro”, nato quest’estate.

Ci sono, in provincia, gruppi che fanno scuola. Quello di Correggio, ad esempio, che è articolato come coordinamento dei sottogruppi operanti nei quartieri e nelle frazioni del vasto territorio comunale, e che ha stretti legami con i “colleghi” della nostra “bassa orientale” ed i modenesi del distretto carpigiano. Un altro gruppo esemplare è “Montecchio sicura” (foto), nato a inizi del 2015 e diventato onlus l’anno successivo.

Per intenderci: il presidente Giuseppe Carissimi è con il correggese Davide Spada nel gruppo “SicurRe” dove una decina di dirigenti (con relativa chat su WhatsApp) coordinano la rete provinciale di controllo con le forze dell’ordine. Pur essendo un precursore del controllo di vicinato ed avendo uno statuto identico a ciò che richiedono i Protocolli d’intesa con la Prefettura, il gruppo montecchiese non ha ancora siglato un accordo: l’Unione Val d’Enza vorrebbe firmare un’intesa unica per tutti i Comuni, ma non tutti i territori sono pronti.

A Cavriago c’è una chat “Sos” attiva nata attorno ad attivisti del M5s ma non ha ancora un gruppo strutturato e apolitico operativo; a San Polo esiste un gruppo ma è un po’ scollegato rispetto ai vicini; a Bibbiano e negli altri comuni si sono fatte assemblee con i cittadini per presentare i progetti, ma di gente che abbia voglia di diventare operativa ce n’è ancora troppo poca.

Eppure “Montecchio sicura” – che ha “un rapporto fantastico con il Corpo di polizia municipale e con i carabinieri del maresciallo Chiuri” – era stata proposta come “tutor” per gli eventuali gruppi del resto della Val d’Enza: “I sindaci sono tutti disponibili, ma i volontari latitano2. Tanti, invece, i “leoni da tastiera” A Montecchio i risultati sono notevoli.

“Per la Fiera di San Simone abbiamo varato un progetto-pilota che ha consentito ai carabinieri di sequestrare 100mila euro di merce contraffatta e debellato il fenomeno dei venditori abusivi a vantaggio degli altri ambulanti e dei commercianti del paese – spiega Carissimi –. Sabato e domenica abbiamo messo in campo 25 pattuglie, dotate di ricetrasmittenti. Insieme ai volontari della Protezione civile non abbiamo fatto mettere giù la mercanzia a nessun venditore clandestino: erano decine, ma li abbiamo sfiniti. L’unico momento in cui li abbiamo lasciati in pace è stato mentre i carabinieri stavano svolgendo le formalità per la denuncia di due persone, una poi arrestata, e per il sequestro dei capi di abbigliamento e degli accessori taroccati: una trentina di abusivi si sono concentrati davanti alla palestra comunale; ma dopo un paio d’ore, li abbiamo fatti sloggiare anche da lì. Il progetto è andato benissimo, la comandante del Corpo di polizia Caggiati era entusiasta e mi risulta che il comandante regionale dell’Arma si sia personalmente complimentato con il nostro sindaco, Colli”.

Tra i progetti che “Montecchio sicura” ha in programma c’è quello del controllo notturno: chat formate da giovani “tiratardi” che possano, mentre sono in giro con gli amici dopo la mezzanotte, controllare il paese e in particolare le aree industriali dove – proprio in virtù delle maggior controllo che oggi c’è delle zone residenziali – ultimamente si sono concentrati i furti.

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