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Bruciata l’auto della cognata di un imputato nel processo Aemilia

Il mezzo dato alle fiamme stamattina in via Landi a Cadelbosco Sotto apparteneva a una 43enne crotonese cognata dell'imputato Antonio Crivaro. Minacciata la nostra collaboratrice che era andata sul posto

CADELBOSCO SOPRA (Reggio Emilia) – La macchina che è stata bruciata stanotte, nell’ennesimo incendio doloso avvenuto nella nostra provincia, il quarto dopo i tre di Reggiolo, è di proprietà di una 43enne di Crotone, Rosetta Muto, che è cognata di Antonio Crivaro, arrestato e poi scarcerato nel 2015, imputato nel processo Aemilia per associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti Crivaro avrebbe fatto da collettore di informazioni per Nicolino Grande Aracri e avrebbe chiesto favori all’ex carabiniere Domenico Salpietro.

Ma soprattutto, secondo la testimonianza del pentito Valerio, Crivaro sarebbe uno degli uomini che continuerebbe, da fuori, “a reggere lo stendardo della cosca”. Accuse che, ovviamente, andranno dimostrate anche se Antonio Valerio è stato giudicato attendibile come pentito dai carabinieri.

Non solo ma il marito della donna, Salvatore Mercadante, imprenditore edile di 47 anni, è stato condannato nel febbraio del 2013 a 5 anni e 8 mesi per usura e tentata estorsione ed è fratello di Luigi Mercadante, quindi cognato della moglie, imputato nel processo Aemilia e assolto nel rito abbreviato nell’aprile del 2016.

Nella notte tra il 7 e l’8 marzo 2013 proprio la stessa Mercedes Classe A data alle fiamme ieri notte in via Landi era stata oggetto di un altro attentato. Allora era stata cosparsa con litri di gasolio e poi ricoperta di fogli di carta mezzi carbonizzati.

Una vicenda su cui, sicuramente, dovranno fare luce i carabinieri e una situazione che, evidentemente, a qualcuno, sta creando parecchio nervosismo dato che la nostra collaboratrice Francesca Chilloni, giornalista anche de La Voce di Reggio, è stata oggetto di pesanti minacce, stamattina a Cadelbosco Sotto, quando è andata sul luogo dove è stata incendiata l’auto in via Landi. Cosa che, peraltro, le era accaduta anche a Reggiolo dove giovedì sera è stato ucciso a colpi di pistola il 31enne Francesco Citro.

Ha scritto su Facebook Francesca: “Dopo Reggiolo, stamane, mi è successo anche a Cadelbosco: seconda minaccia di morte in 5 giorni semplicemente perchè stavo facendo il mio lavoro. Osservare, domandare, documentare, scrivere. Prima sul luogo di un delitto, oggi dove è stata data alle fiamme un’auto, la quarta nella Bassa dal 15 novembre”.

Reggio Sera è vicino alla collega Francesca, pesantemente minacciata stamattina solo perché stava facendo il suo lavoro, e assicura ai suoi lettori che non arretrerà di un millimetro nel dare conto di quello che sta avvenendo nella nostra provincia.