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Aemilia, tre imputati respingono accuse pentito

In aula le dichiarazioni spontanee di Blasco, Vertinelli e Cannizzo

REGGIO EMILIA – Per due mesi il pentito Antonio Valerio ha fatto i loro nomi, ricollegandoli alle attivita’ illecite della cosca di ‘ndrangheta radicata in Emilia. Ma oggi, nell’ultima udienza del processo Aemilia di Reggio Emilia dedicata alla deposizione del testimone di giustizia, tre imputati hanno reso “dichiarazioni spontanee” davanti alla Corte per respingere al mittente tutte le accuse.

Si tratta di Gaetano Blasco, che ha chiesto di poter essere nuovamente interrogato, Giuseppe Vertinelli, fratello dell’imprenditore Palmo Vertinelli, che annuncia di voler depositare una memoria difensiva, e l’ex carabiniere Mario Cannizzo, accusato di tentata estorsione e di lavorare per l’imputato Antonio Silipo. Blasco e Vertinelli, in particolare, sottolineano motivi di rancore personale che Valerio nutrirebbe nei loro confronti, mentre Cannizzo ipotizza di essere stato vittima di “uno scambio di persona”.

Spiega dunque Blasco: “Da due mesi il signor Valerio infanga il mio nome in quest’aula, ogni cinque minuti cita Gaetano Blasco e mette dentro tutte le malvagita’ possibili compresi, come avrete notato anche voi, anche fatti privati che niente hanno a che vedere con questo processo”. Per questo, continua l’imputato, “chiedo di fare un adeguato esame su tutti i fatti che racconta Valerio: e’ giusto sentire anche le mie di versioni con un interrogatorio in cui cerchero’ di rispondere a tutte le domande del mio avvocato, dei giudici e della Procura”.

L’imputato e’ un fiume in piena: “Fino ad oggi- aggiunge- non mi e’ mai stato domandato da nessuno se veramente questi fatti che racconta Valerio sono veri o falsi, solo dopo il mio intervento potrete valutare se esiste davvero un legame di ‘ndrangheta tra tutti noi di Aemilia”.

E ancora: “Solo dopo, signor presidente, vi renderete conto se c’e’, come dice Valerio, un’associazione di ‘ndrangheta, come la rappresenta lui con tutti questi sottogruppi immaginari”. E spiega: “Nicolino Grande Aracri era amico di Salvatore Blasco e non di Gaetano Blasco” e fa poi sapere: “Nel mio esame chiariro’ molti aspetti del pentimento di Valerio e del perche’ stia facendo il collaboratore e dell’astio che ha con me”. Insomma, conclude Blasco, “quelle raccontate sono questioni esclusivamente tra me e Valerio”, ma non e’ una parola contro l’altra “perche’ si evince dalle telefonate. E per fortuna eravamo intercettati perche’ solo cosi’ possiamo arrivare alla verita’”.

Giuseppe Vertinelli aggiunge: “Valerio ce l’ha con i Vertielli perche’ io mi sono sempre messo di traverso quando negli anni ’90, quando lui spacciava, si portava dietro mio nipote (e cugino di Valerio, ndr) Domenico Brugnano e questo non lo accettavo. Faro’ una memoria perche’ questa per me e’ la prima volta in un tribunale”. Infine, Cannizzio. Valerio ne ha parlato come di uno stipendiato di Antonio Silipo, per cui “faceva l’usciere o il portinaio, teneva l’ordine nell’ufficio”. L’ex Carabiniere ribatte: “Valerio lo conosco perche’ lo controllavo agli arresti domiciliari, ma fuori dal servizio quando lo incontravo non lo salutavo neanche perche’ le persone che non conosco non le saluto”.

E ancora: “Non ho capito perche’ mi si accusa, Silipo aveva un portinaio che era un extracomunitario che aveva i baffi e i capelli bianchi e un po’ mi assomiglia: c’e’ stato uno scambio di persona”. Conclude Cannizzo: “Sto vivendo un incubo: ancora devo capire perche’ mi hanno arrestato”. Valerio, interrogato dal presidente della Corte Francesco Maria Caruso, replica: “Vertinelli deve stare calmino e buonino, perche’ sua sorella aveva in un conto in banca 90 milioni miei” (Fonte Dire).