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“Favoritismi”, il pentito Valerio tira in ballo la moglie di Vecchi video

Nella deposizione in aula ad Aemilia parla di Maria Sergio e del suo ruolo all'urbanistica. E accenna ad alcune operazioni immobiliari nell'area di Pieve Modolena facendo anche il nome dell'ex consigliere comunale Olivo

REGGIO EMILIA – Nel filone del processo Aemilia contro la ‘ndrangheta in corso a Reggio, si riaccendono i riflettori sulla Maria Sergio (foto), moglie del sindaco della citta’ del Tricolore Luca Vecchi e dirigente all’urbanistica del Comune di Modena (ruolo ricoperto per 10 anni anche a Reggio).

E’ il pentito Antonio Valerio, pur senza fornire elementi di prova a sostegno delle sue dichiarazioni, a tirare in ballo la Sergio affermando: “Essendo stata Maria Sergio nell’area urbanistica di Reggio Emilia qualche favoritismo e’ stato fatto” (leggi qui la replica della Sergio).

Il pentito, in particolare, accenna ad alcune operazioni immobiliari nell’area di Pieve Modolena che si ripromette di trattare successivamente, ma cita anche alcuni imprenditori di origine cutrese (uno e’ l’ex consigliere del Pd Antonio Olivo) che sarebbero stati beneficiari di trattamenti di favore.

“Basta solo verificare tutti questi imprenditori cutresi che dal nulla si sono creati: partono dal caporalato e a mano a mano crescono fino ad arrivare addirittura nel Comune di Reggio Emilia”, spiega Valerio. Il riferimento e’ in questo caso alla parentela di Maria Sergio con l’imprenditore Giuseppe Turra’ (non imputato ne’ indagato) zio della moglie del primo cittadino.

L’intervento di Pieve
Valerio, quando parla di Pieve, si riferisce a uno specifico intervento urbanistico: “A Pieve, dove ci fu un cambiamento di destinazione d’uso. Vedete cosa viene concesso per l’edilizia sociale in merito all’area che è immensa: hanno fatto più di duecento unità abitative. Pertanto hanno dovuto lasciare una quota di Inse, che sarebbe la superficie edificabile al Comune, un’altra parte è stata destinata ad area pubblica. Sono cose che vanno fatte, ma vi furono favoritismi anche qua”. Il Comune è poi intervenuto smentendo Valerio e sostenendo che si trattava di una variante al Piano strutturale comunale di Pieve e quindi di un atto non di competenza di un dirigente, ma che viene proposto dalla giunta al consiglio comunale con relativa votazione. Sulle persone che sarebbero state beneficiate il pentito dice: “Poi Totò Brugnano, miliardario, che è lo zio di Gianluigi e Salerno, il padre dell’ingegnere venuto a parlare in aula, quello che qui ha pianto e dà lezioni di educazione civica ma poi va a presenziare alle riunioni mafiose con Gianluigi, Totò Muto e Paolini. A chi non sa sembra illogico, ma chi sa, come me che sono di Cutro, capisce questi aspetti al volo. Basta solo verificare questi costruttori cutresi che si sono creati dal nulla, man mano crescono e arrivano addirittura al Comune di Reggio fino alla moglie del sindaco. Con lei ho uno zio in comune”.

Valerio e la Sergio sono secondi cugini
Su questa affermazione interviene il pm Beatrice Ronchi che dice di aver ricostruito a fatica queste parentele dato che l’anagrafe di Cutro è stata incendiata: il nonno Francesco (classe 1910) di Maria Sergio è fratello del boss Salvatore Francesco (il citato “u feroci”, classe 1902, a sua volta nonno dell’imputato Eugenio Sergio), mentre la madre (Caterina Turrà) sempre di Maria Sergio è sorella di Giuseppe Turrà (è un costruttore) che ha sposato Palmira Valerio, cioè la sorella di Antonio Valerio. Quindi il pentito e la moglie del sindaco sono secondi cugini.