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Aemilia, Valerio: “Pressioni su Vecchi per difendere i cutresi”

Il pentito sulla lettera al sindaco: "Ne erano previste anche altre"

REGGIO EMILIA – Se la lettera al sindaco Luca Vecchi (foto), scritta dal carcere da Pasquale Brescia avesse sortito l’effetto voluto, ne sarebbero seguite altre. Ma l’intervento della Procura stronco’ sul nascere l’operazione. E’ uno dei retroscena svelato oggi dal pentito del processo Aemilia contro la n’drangheta Antonio Valerio, sulla vicenda della missiva recapitata l’1 febbraio 2016 alla redazione reggiana del ‘Resto del Carlino’ dal legale di Brescia, Antonio Comberiati. Il legale qualche giorno fa ha rimesso gli incarichi assunti nel procedimento in corso.

L’idea della lettera, spiega Valerio, parti’ da Gianluigi Sarcone e nel merito “fu scritta per far muovere il sindaco Vecchi a prendere le parti dei cutresi non andarci contro, visto che anche sua moglie Maria Sergio e’ cutrese e un suo parente (della Sergio, ndr) era un capo di Cutro negli anni 60-70”. Insomma dice Valerio, “sapendo questo si cercava a livello psicologico di assoggettarlo in questo senso qua”.

Il collaboratore di giustizia precisa poi che l’iniziativa fu avallata dagli avvocati Comberiati e Stella Pancari: “Gli avvocati – spiega – si prestano perche’ le ritengono strategie difensive, ma a mio avviso non lo sono ma sono strategie di progetti che a volte neanche gli avvocati capiscono, perche’ non sanno quello che c’e’ nella mente del cliente”.

Della lettera, continua Valerio, lui stesso fu informato mentre si trovava in carcere a Prato, ma non era favorevole. “Il progetto era che se la lettera avesse avuto effetto bisognava continuare nella direzione, ma poi e’ intervenuta la Procura ed e’ stato abortito”. Valerio confida inoltre: “Mi chiesero di intervenire io, visto che con Maria Sergio abbiamo uno zio in Comune, ma io mi incazzai”. Per le affermazioni nei suoi confronti contenuti nella missiva, il sindaco Vecchi aveva chiesto un risarcimento di 80.000 euro ma lo sorso luglio sia l’autore Pasquale Brescia, sia l’avvocato che la recapito’, sono stati assolti con formula piena dall’accusa di “minacce con metodo mafioso” (Fonte Dire).