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Rei, cronaca di un crac annunciato e ignorato dagli industriali

Severi e Landi, nella relazione di bilancio 2015, non coglievano la già grave situazione debitoria e facevano i complimenti al Cda

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REGGIO EMILIA – La situazione di grave difficoltà economica in cui versava Reggio Emilia Innovazione (recentemente messa in liquidazione dopo un passivo, nel 2016, di un milione e 300mila euro, ndr) era già ampiamente visibile nel bilancio 2015 che si era chiuso con circa 400mila euro di perdite.

Di fronte a una situazione del genere c’erano da attendersi interventi preoccupati e decisi dei soci contro il cda guidato dall’allora presidente Aimone Storchi, in primis da chi rappresenta o viene dal mondo delle imprese. Ovvero dai rappresentanti di Unindustria e Camera di Commercio.

Invece si legge nella relazione di bilancio che Mauro Severi, presidente di Unindustria e allora in rappresentanza del socio Unindustria, esprimeva “apprezzamento per l’operato della società e del consiglio di amministrazione”. E aggiungeva: “Il socio che rappresenta crede che la società debba proseguire secondo il piano industriale approvato ed assicura che le contribuzioni di Unindustria non verranno a mancare”.

Nessun rilievo critico, dunque, da parte del leader degli industriali reggiani di fronte a un quadro economico che era già preoccupante. Nemmeno Stefano Landi, patron della Landi Renzo, ex presidente di Assindustria e presidente della Camera di commercio, trovava allora grosse problematicità in quel bilancio.

Pure lui esprimeva “apprezzamento per l’operato del consiglio di amministrazione”, anche se ammetteva che “gli enti pubblici soci potranno contribuire con sempre maggiore difficoltà per motivi legati alle nuove norme di legge riguardanti le società partecipate”. Viene da chiedersi se Severi e Landi avrebbero giudicato con la stessa serenità i risultati deficitari di un cda di un’impresa da loro diretta o controllata.

Per avere il primo atteggiamento critico bisogna aspettare un assessore comunale. L’allora assessore al Bilancio, Francesco Notari, in rappresentanza del socio Comune, non esprimeva nessun apprezzamento per il lavoro del Cda e ricordava “che è stato particolarmente difficoltoso per l’ente intervenire con l’aumento di capitale dello scorso anno, in virtù di norme di legge sempre più stringenti riguardanti le società partecipate”. Riteneva che “nel medio periodo Rei” dovesse “riuscire o ad auto sostenersi oppur” dovesse “rivolgersi sempre più verso le associazioni imprenditoriali interessate all’attività di Rei”.

E’ toccato, insomma, a un “politico”, anche se tecnico dato che Notari è un commercialista, far notare le difficoltà di Rei agli uomini di Unindustria e Camera di Commercio. Ora Reggio Emilia Innovazione trasferirà le sue attività in una Fondazione e continuerà con il contributo precipuo del mondo industriale. Si spera con una maggiore vigilanza e meno convenevoli di fronte a perdite del genere.

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